La tragedia del Titanic non ha solo segnato il cinema e la storia del Novecento: ha lasciato un’impronta profonda anche nella musica popolare. Fin dal 1912, il naufragio ha ispirato ballate, blues, gospel e country, trasformandosi in mito sonoro. Il Titanic diventa così racconto epico, ma anche denuncia sociale. C’è chi canta l’eroismo dell’equipaggio, chi riflette sulle ingiustizie tra le classi, chi invoca Dio nel momento della fine. E poi c’è la banda, quella che - secondo la leggenda - continuò a suonare Nearer, My God, to Thee mentre la nave affondava. Una scena resa celebre dal film di James Cameron, ma che resta una potente metafora: ostentare serenità mentre tutto cola a picco.
Ecco alcune delle canzoni che, nel corso del tempo, hanno dato voce al Titanic - brani raccontati e analizzati in due puntate di Gran Bazar da Christian Gilardi e Renato Giovannoni, scrittore e appassionato di culture popolari.
The Great Titanic – Ernest Stoneman (1924)
«Mentre lo costruivano dicevano: “Costruiremo una nave nella quale l’acqua non potrà entrare.” Ma Dio, che ha il potere nelle sue mani, mostrò al mondo che non avrebbe resistito».
Il brano è una versione folk country che racconta il naufragio come punizione divina per l’orgoglio umano. La canzone, incisa nel 1924, è accompagnata da armonica e auto-harp. È uno dei primi esempi di come la tragedia del Titanic sia stata trasformata in mito musicale nella tradizione popolare americana.
The Titanic – Leadbelly (anni ’40)
Il bluesman Leadbelly canta un Titanic razziale e sociale. La canzone secondo lui sarebbe stata composta nel 1912 ma probabilmente è posteriore. Centrale è la strofa su Jack Johnson, il primo campione nero dei pesi massimi: «Jack Johnson voleva salire a bordo. Il capitano disse: “Non trasporto carbone”». Un’immagine potente, che riflette il razzismo dell’epoca. Johnson, uomo ricco e famoso, avrebbe potuto viaggiare in prima classe, ma Leadbelly inventa l’episodio per sottolineare che, per una volta, il razzismo ha “salvato” i neri dalla tragedia.
God Moves on the Water – Blind Willie Johnson (1929)
Blind Willie Johnson, pioniere del gospel blues, trasforma il naufragio in sermone. Il Titanic è visto come simbolo dell’orgoglio umano punito da Dio. Il capitano Smith è descritto come uomo potente che non capiva nulla della nave che aveva costruito. Il nome stesso della nave, “Titanic”, richiama i Titani della mitologia greca, divinità ribelli punite da Zeus. Johnson canta: «L’ha chiamata con un nome di Dio scritto su una scatola di latta».
The Titanic – Carter Family (1952/1956)
Ultima canzone della tradizione autenticamente popolare americana sul Titanic. Un valzer poetico, dove «la vedetta stava sognando. Si sognava un triste, triste sogno. Sognava che il Titanic stava affondando là, nel profondo mare blu». Anche qui il capitano Smith è descritto come ubriaco e incosciente: «Non si rendeva conto di avere sbagliato. Mentre cercava di conquistare la fama, lasciò che il Titanic andasse a fondo».
Tempest – Bob Dylan (2012)
Nel centenario del naufragio, Dylan riprende la melodia e due strofe della Carter Family, espandendole in una ballata di 54 quartine. Cita personaggi reali come John Jacob Astor, il più ricco tra le vittime: «Il signor Astor baciò la sua cara moglie. Non sapeva se quello fosse l’ultimo viaggio della sua vita».
Compare anche un personaggio chiamato Leo, che molti hanno associato a Leonardo DiCaprio. Dylan afferma che si tratta invece di Leo Zimmermann, passeggero realmente esistito. Viene citato anche un vescovo che aiuta i poveri nel bisogno ma è una figura assente nella tradizione americana. Si ipotizza che Dylan l’abbia “imbarcato” dalla tradizione italiana, in particolare dalla canzone popolare Il tragico affondamento del bastimento Sirio.

Le canzoni del Titanic
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