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Sheldon Suter, tra ritmo e immagine

Pink Dawn, il secondo album del batterista e fotografo di Arcegno, si muove attraverso poesia e sperimentazione

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Sheldon Suter - Pink Dawn

Confederation Music 31.05.2026, 19:30

Di: Confederation Music/RigA 

«Mio padre era batterista. Mi sono ritrovato la batteria in casa e ho cominciato a picchiarci su suonando con i suoi dischi». Si presenta così Sheldon Suter a Confederation Music, al microfono di Marco Kohler. L’incontro avviene nella sua tana creativa, al Mulino del Brumo di Arcegno. Un luogo d’ispirazione così immerso nel verde, nella natura e nel profumo di humus, che è difficile capire dove finisca l’essere umano e dove inizi la vegetazione.

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  • Peter Pfister

Ci sono batteristi che tengono il tempo per tutta la vita, altri, invece, che non resistono al richiamo della melodia, della composizione armonica e della ricerca minuziosa di una timbrica.

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Sheldon Suter fa parte della seconda categoria. La sua arte sonora nasce da un bouquet stimolante di strumenti musicali: la batteria (ovviamente), la cetra (modificata con un manico di chitarra elettrica e un ponticello di violino), il gong, le campane tibetane, la Kalimba, lo Shruti Box indiano (una specie di armonium che fa i drones, le basi basse) e dei pedalini per gli effetti.

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  • Jacqueline Haener

Di formazione fotografo, organizzatore del festival Éther, artigiano dei suoi strumenti, musicista attivo e conosciuto come sideman nel campo dell’improvvisazione e della sperimentazione, Sheldon Suter, ogni tanto, mette la testa fuori dalla musica non codificata e si dedica alle forme musicali più convenzionali

Dopo Berceuses & Nocturnes del 2023, Sheldon Suter ha pubblicato Pink Dawn (Selftape Records) il suo secondo album solista con una novità; ci sono degli ospiti: il poeta ticinese Vanni Bianconi, l’arpista sperimentale romanda Julie Campiche e la cantautrice pop-folk svizzero tedesca Lea Lu. Ospiti con i quali dà forma a un disco eterogeneo: «Avrei anche osato cantare, ma ho voluto risparmiare questa cosa agli ascoltatori», scherza. «Ho invitato degli ospiti che potessero portarmi questi elementi che sapevo di non poter creare da solo». Collaborazioni che non sono solo nomi tra le note di copertina, ma presenze fattive, valore aggiunto.

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  • Marco Kohler

Nelle sue trame minimali, Pink Dawn reca l’invito a «lasciarsi andare al bello e non dover sempre sentirsi il responsabile di tutto il male che c’è al mondo. E se siamo fortunati di essere qui, di poter celebrare il bello, di farlo». Visto dai boschi di Arcegno, il sorgere del nuovo giorno va goduto come il più succoso dei frutti.

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