Un idillio lungo 2’700 anni, destinato a durare. Fin dai tempi dell’antica Grecia, musica e Olimpiadi operano di concerto - è proprio il caso di dirlo - per produrre grandi emozioni. Da qui, e dalla cerimonia inaugurale di Milano-Cortina 26, Voi che sapete ha preso spunto per una conversazione sul tema. Ospiti di Mattia Caputo e Barbara Tartari, il direttore d’orchestra e divulgatore musicale Vito Lo Re e Stefano Ferrando, voce nota dello Sport RSI e conduttore di Millestorie.
Le note introducono il gesto atletico, lo accompagnano in talune discipline, lo possono esaltare; l’atleta fornisce immagini cariche di pathos su cui, appoggiandosi, le note possono trovare una dimensione corporea. Lo Re sottolinea la «presenza perenne e costante di ottoni, di trombe» che si riscontra nelle composizioni più moderne, a partire da Spyridon Samaras per arrivare alla Olympic Fanfare di John Williams e all’inno ufficiale di queste Olimpiadi invernali, firmato Dardust. Scelte che danno a questi brani una connotazione eroica, in continuità con i Giochi antichi: sebbene non ci fosse la ricchezza di strumenti di oggi, «sappiamo che usavano una specie di strumento che in qualche modo è paragonabile alla tromba».
Questo stile epico è lo stesso a cui il compositore ricorre quando deve scrivere musiche da film che richiamino atmosfere affini: e allora largo all’utilizzo «di ottoni e di un certo tipo di andamenti tipici della musica antica», spiega Lo Re. «In questa maniera, con poche note richiamiamo un mondo», sottolinea, «qualcosa che abbiamo dentro da tanto tempo».
Reazioni contrastanti, all’apertura dei Giochi invernali, l’hanno suscitata i “capoccioni” di Verdi, Puccini e Rossini fatti ballare sull’aria di Vamos a la playa. Stefano Ferrando, pur riconoscendo la natura un po’ stereotipata della scelta, evidenzia come queste idee possano «far passare un certo tipo di messaggi, quindi meglio quello che niente». Un modo per consegnare a un ampio pubblico l’opera dei grandi autori? Lo Re è scettico. Ricorda come ai tempi di Pavarotti & Friends si ritenesse l’iniziativa idonea ad avvicinare i giovani alla lirica e alla classica, ma in generale la cosa funziona sì e no, perché ci sono «dei punti da cui non si può prescindere: un certo tipo di ambiente, di esecuzione, di comportamento». Poi ci sta «un po’ di nazional-popolare di baudiana memoria, però non credo che attrarremo le masse».
Fin qui la musica e come può emozionarci come spettatori. Ma anche l’atleta ha una sua personalissima colonna sonora, che può aiutare nelle imprese. Tant’è che, fa notare Ferrando, «la musica è doping: ti fa andare oltre la fatica, ti dà un ritmo. Quindi hai qualche cosa di esterno che ti aiuta ad avere una performance migliore». Non è un caso che l’Unione Ciclistica Internazionale vieti di correre con la musica nelle orecchie, «perché questo darebbe un vantaggio, esattamente come i maratoneti».
Ci sono discipline in cui la musica fa parte della prova, della coreografia. Come il pattinaggio artistico, in cui, dalla sola classica, nelle competizioni si è passati ad ammettere il pop, per giunta cantato. La selezione, segnala Lo Re, non è proprio spontanea: i passaggi in mondovisione fanno gola alle etichette discografiche, «e anche i pattinatori spesso si trovano ad avere dei brani caldamente suggeriti». A certe logiche commerciali pare non sfuggano nemmeno i grandi sportivi.
Musica olimpica
Voi che sapete... 10.02.2026, 16:00
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