L’onda lunga dell’inaugurazione dei Giochi olimpici invernali ci porta un altro protagonista della cerimonia: Lang Lang è pianista, educatore, filantropo ed è un habitué di questo tipo di appuntamenti. Nel 2008 è la stella dell’apertura delle Olimpiadi di Pechino, nel ’20 è all’Expo di Dubai, quattro anni dopo brilla alla riapertura della cattedrale di Notre-Dame. Luisa Sclocchis lo ha incontrato per Musicalbox.
«Entrare in contatto con il pubblico e collaborare con la grande Cecilia Bartoli è stato un modo per dire che il mondo ha bisogno di essere più unito che mai», è il suo pensiero sull’esperienza a Milano-Cortina 26. Le affinità tra sport e musica le vede nel talento, nella necessità di lavorare sodo, di allenarsi con costanza, ma ancor di più nel messaggio che portano con sé, «quello di unire il mondo con i nostri sentimenti: quello olimpico è il palcoscenico giusto per unire il mondo».
Nato a Shenyang, in Cina, Lang Lang inizia a studiare pianoforte a tre anni e a 13 si trasferisce negli USA, a Philadelphia, per proseguire la sua formazione. A 17 suona il suo primo concerto con la Chicago Symphony Orchestra. A ispirarlo da bambino fu un cartone animato di Tom e Jerry. È musicista classico con un lato pop, caratteristica che lo ha portato a esibirsi con, tra gli altri, Metallica, Pharrell Williams, Ed Sheeran. Mettere in contatto mondi è il senso profondo della sua arte, e non importa se ciò avviene sotto i riflettori o davanti a qualche centinaio di bambini delle scuole pubbliche.
A conferma di questo desiderio di unire c’è il suo ultimo album, Piano Book 2 (Deutsche Grammophon), nella cui scaletta figurano i grandi della classica, colonne sonore del cinema, sigle tv e musiche per videogiochi. «Credo che entrambi i repertori siano necessari, sia quello alla portata di tutti che il vero repertorio: i cofanetti delle sonate di Beethoven, dei grandi concerti o della musica di Bach», così spiega l’idea alla base del disco. Trova interessante trascrivere le composizioni da videogame e manga giapponesi «perché molti ragazzi amano suonare quel repertorio». La provenienza dei brani è indifferente: grandi o piccoli che siano, sono da «eseguire con eguale maestria».
Pensare fuori dagli schemi per abbattere barriere. Lang Lang è convinto che la musica possa aiutare nell’intento, gettare ponti in pianeta drammaticamente diviso come quello di oggi. La soluzione, secondo lui, passa dall’avere «più musicisti che creino questa meravigliosa atmosfera stando insieme, che siano più rispettosi gli uni degli altri e che si ascoltino a vicenda non solo parlando, ma ascoltando».
Con il suo esempio ha motivato 40 milioni di giovanissimi cinesi a dedicarsi al piano: «Oggi i numeri sono più bassi, anche se probabilmente sono ancora molti», commenta. «Sto cercando di incoraggiare i ragazzi a suonare di più, perché molti di loro ritengono che esercitarsi sia difficile». La continuità è una delle sfide insite nella pratica, «ecco perché cerco di incoraggiarli a provare più gioia nel suonare il pianoforte, a non farsi forzare o criticare troppo dagli insegnanti».
Con la Lang Lang International Music Foundation e Keys of Inspiration, progetto avviato nel 2008, vuole rendere l’educazione musicale universalmente accessibile. A scuola, constata, «quando si hanno problemi economici, la prima cosa da cui si inizia a tagliare è la musica». Il suo programma porta nelle aule pianoforti digitali e tablet, affiancati da un metodo: «ora possiamo dire di avere 260 scuole in tutto il mondo che seguono questo corso gratuitamente», dichiara con orgoglio.
Comunicare attraverso la musica per andare oltre ciò che separa, colmare divari, offrire una possibilità a chi altrimenti non potrebbe coglierla: una missione che Lang Lang porta avanti nelle grandi sale concerto internazionali come nelle scuole. Sempre con la stessa determinazione e la volontà di tendere una mano verso gli altri.
Un palcoscenico olimpico per unire il mondo
Musicalbox 11.02.2026, 16:35
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