30 anni

Con The Score l’hip hop consapevole diventa globale

Il disco dei Fugees segna una svolta postcoloniale del rap e un’estensione del suo messaggio verso un pubblico in cerca di nuovi riferimenti culturali

  • Un'ora fa
Fugees
  • Imago / Avalon.red
Di: RigA 

Quando, il 13 febbraio del 1996, i Fugees pubblicano The Score, il rap è diviso fra due anime: da una parte c’è quella gangsta, in cui ricchezza e successo sono una ragione di vita; dall’altra quella consapevole (o conscious), i cui testi sono più improntati alla dimensione politica, che ha un suo pubblico, quello più incline a recepirne i messaggi.

Con il loro disco, i Fugees gettano un ponte verso quegli appassionati che sì amavano l’hip hop ma a cui, pur senza negarne la legittimità, importava poco della thug life esaltata da pezzi grossi come Tupac e Notorious BIG (destinati di lì a poco a una tragica fine). Una fascia di ascoltatori che aveva bisogno di altro, sul piano culturale e simbolico.

I Fugees portano in un contesto più accessibile e musicalmente più fruibile i temi della diaspora nera, della povertà, della violenza, dei traumi causati dal colonialismo. Non ci sono semplificazioni, nessun indoramento della pillola: i conflitti non vengono negati né rimossi. La chiave si trova nella condivisione, che nelle canzoni del disco si concretizza in elementi in grado di agganciare chi ascolta, con un ritornello o una melodia calda.

L’idea forte alla base del disco emerge chiaramente dalla sua scaletta, in cui trovano posto un classico del soul come Killing Me Softly with His Song, portato al successo da Roberta Flack, e No Woman No Cry di Bob Marley, pezzo capace di travalicare i confini del suo genere di riferimento, il reggae. È proprio in quest’ultima scelta che si evidenzia l’idea programmatica dei Fugees: superare le barriere musicali e culturali.

Le pennellate date a The Score risuonano di gospel, blues, doo wop, jazz. Fu-Gee-La piazza il refrain facile da memorizzare e c’è perfino, in Ready or Not, il campionamento di Boadicea di Enya. I riferimenti caraibici portati da Wyclef Jean e Pras Michel (entrambi di origine haitiana) mostrano una via postcoloniale all’hip hop, collocano i ghetti neri statunitensi in una dimensione globale, trasformandoli da luogo a condizione. 

Non sono solo parole, ma anche numeri. Tradotto: oltre 20 milioni di copie vendute.

Se in trio i Fugees funzionano molto bene, l’album servirà a instradare le loro carriere soliste: discorso che vale in particolare per Wyclef e Lauryn Hill, meno per Pras, rimasto molto legato alla dimensione della band e di recente condannato a 14 anni di prigione.

Un discorso più approfondito lo merita Lauryn Hill. Che non manterrà fino in fondo le premesse, minata da problemi personali che ne condizioneranno la carriera dopo la prova solista di The Miseducation of Lauryn Hill.

Con The Score ha però fatto in tempo a trasformare profondamente il ruolo dell’MC donna. È lei al centro del gruppo, rappa e canta con uguali perizia e intensità (superando un’altra vecchia dicotomia) e la sua vulnerabilità, laddove affiora, è elemento di forza, non di debolezza.

Non chiede diritti, esprime giudizi sulle cose del mondo. Non ha bisogno di imitare i colleghi uomini, né si deve accodare a essi: è lei che definisce la direzione del discorso. Nel contesto maschilista del rap, con Lauryn Hill la donna assume la stessa autorevolezza degli uomini.

01:13
immagine

The Score 30 (Mix Parade, Rete Tre)

RSI Cultura 31.01.2026, 14:00

  • Imago / Avalon.red
  • Alessio Arigoni

Correlati

Ti potrebbe interessare