Dancing through the Fire (Rizzoli Lizard) è il libro che racconta 50 anni di carriera di Paul Weller. Un volume corposo, che ne attraversa la biografia grazie a più di 200 testimonianze raccolte tra famiglia, musicisti, amici e collaboratori.
La storia di «un britannico in purezza», così lo definisce Alberto Campo a Kappa. Il giornalista illustra come il modo di stare al mondo di Weller sia influenzato dalla Swinging London degli anni ’60. Fu, quello, il decennio in cui il pop di Beatles e Rolling Stones ridiede centralità sul piano internazionale a un paese che aveva perso il suo status di impero.
Figlio della working class della cittadina Woking (25 km dal centro di Londra), Paul Weller di quei ruggenti Sixties ha preso il buongusto per l’abbigliamento e la cultura mod.
Il Nostro è anche acuto osservatore. Ai tempi dei Jam il suo sguardo era puntato sulle giovani generazioni e sulla loro impazienza verso un cambiamento che tardava ad arrivare, in una Gran Bretagna bloccata nel suo declino. Una voglia di futuro a cui il punk diede uno scossone. A quella spinta grezza, Weller aggiunse l’energia degli Who e del suo idolo Pete Townshend. Sei i dischi prodotti dal terzetto tra il 1977 e il 1982.
Poi Weller, un po’ a sorpresa, decise di smantellare i Jam per dedicarsi a un nuovo progetto. La sua acutezza di pensiero la portò nel pop sofisticato degli Style Council, con i quali ritornò alle radici soul, jazz, funk e blues del mod. Senza abbandonare le istanze politiche, le difficoltà delle classi subalterne: discorso ben esemplificato in Shout to the Top, uno dei singoli di maggior successo della band.
Chiusa anche l’esperienza con gli Style Council, ha intrapreso la carriera solista. Una nutrita discografia in cui si alternano sonorità tradizionali e gusto per la sperimentazione elettronica.
Risale agli anni ’80 l’esperimento politico del Red Wedge, movimento fondato assieme a Billy Bragg e altre popstar britanniche. Obiettivo era contrastare Margaret Thatcher e favorire l’elezione di un premier laburista. L’iniziativa però fallì.
La politica, Weller, non l’ha mai abbandonata. Non ha mai rinnegato la sua fede a sinistra, pur criticando il New Labour di Tony Blair, per lui troppo distante dalla tradizione socialista del partito e dalle classi popolari. Un allontanamento che ha segnato l’addio alla militanza partitica e l’ingresso in una critica culturale più ampia.
Il suo attivismo prosegue fino ai giorni nostri. Le sue esternazioni sulla situazione a Gaza lo hanno messo in serio conflitto con i suoi ex commercialisti.
Nei suoi rapporti con la stampa è spigoloso, ai giornalisti non risparmia risposte taglienti. Alberto Campo lo definisce uno «scorbutico» dalle «opinioni lunatiche». Stropicciature del carattere che conferiscono un tocco stylish. A Modfather Paul tutto ciò non deve dispiacere.
Paul Weller: un’icona musicale Britannica
Konsigli 26.03.2026, 18:00
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