Il plurilinguismo è da sempre considerato uno dei pilastri dell’identità svizzera e della coesione tra le diverse regioni linguistiche del Paese. Oggi, però, la rapida diffusione degli strumenti di traduzione basati sull’intelligenza artificiale apre interrogativi inediti sul futuro di questo equilibrio.
Nell’Amministrazione federale l’utilizzo di sistemi di traduzione automatica è ormai una realtà consolidata, ma un recente studio pilota del Centro studi sulla democrazia di Aarau ha cercato di immaginare quali potrebbero essere gli effetti di queste tecnologie sul plurilinguismo istituzionale. Tra gli autori figura il professor Nenad Stojanović, ospite ad Alphaville.
Secondo Stojanović, i progressi compiuti dall’intelligenza artificiale nel campo delle traduzioni sono notevoli. Le versioni automatiche dei testi raggiungono ormai risultati molto buoni, tanto che gli stessi traduttori professionisti le utilizzano come base di lavoro, intervenendo poi per verifiche e correzioni. Ma l’evoluzione non si fermerà qui. Il prossimo passo sarà la traduzione vocale in tempo reale: una persona parlerà nella propria lingua e l’interlocutore riceverà immediatamente il messaggio tradotto nella sua. Tecnologie di questo tipo esistono già e, secondo il ricercatore, è soltanto questione di tempo prima che entrino nell’uso quotidiano.
In un contesto come quello federale, dove collaborano persone appartenenti a diverse comunità linguistiche, questo scenario presenta importanti opportunità. In particolare, per gli italofoni. Se in passato molti funzionari preferivano scrivere e intervenire in francese o tedesco, oggi diversi collaboratori ticinesi e grigionesi redigono sempre più spesso documenti e messaggi direttamente in italiano, affidando la traduzione agli strumenti messi a disposizione dall’amministrazione. Una possibilità che facilita il lavoro e rafforza l’uso della lingua minoritaria.
IA e plurilinguismo
Alphaville 30.06.2026, 11:45
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Accanto ai vantaggi emergono però anche i rischi. Il principale riguarda la motivazione ad apprendere le lingue degli altri. Se la comprensione reciproca venisse delegata agli algoritmi, potrebbe diminuire l’interesse a studiare e praticare altre lingue nazionali. Il risultato, avverte Stojanović, potrebbe essere un numero crescente di persone monolingui, in un Paese che ha costruito parte della propria identità proprio sulla capacità di comprendersi attraverso le differenze linguistiche.
Per il ricercatore, la conoscenza di una lingua non rappresenta soltanto uno strumento di comunicazione. È anche una porta d’accesso a una cultura, a una sensibilità e a una mentalità diverse. Una dimensione che l’intelligenza artificiale non può sostituire. Comprendere davvero un’altra comunità linguistica significa infatti entrare in contatto con il suo patrimonio culturale, dalla letteratura all’arte, dal cinema ai riferimenti condivisi.
Lo studio evidenzia inoltre alcune asimmetrie tecnologiche. Le traduzioni verso il tedesco risultano generalmente più accurate rispetto a quelle in italiano e francese. Inoltre, i modelli linguistici tendono a basarsi sugli standard utilizzati nei Paesi vicini, privilegiando il tedesco di Germania, il francese di Francia o l’italiano d’Italia. Questo può generare scarti rispetto agli usi tipici del contesto svizzero, imponendo ancora una rilettura e una correzione da parte degli esseri umani. Secondo Stojanović, tuttavia, questi limiti potrebbero ridursi con il continuo sviluppo della tecnologia.
Di fronte a queste trasformazioni, il messaggio rivolto alla politica è chiaro: non aspettare. Per il professore è urgente che il Consiglio federale e le istituzioni inizino sin d’ora a riflettere sulle conseguenze dell’intelligenza artificiale per il plurilinguismo, non soltanto nell’amministrazione, ma anche nella scuola e nell’insegnamento delle lingue nazionali. Gli scenari futuri restano difficili da prevedere, ma proprio per questo le analisi e le misure necessarie devono essere avviate il prima possibile.







