Società

Le vacanze ci stressano

Lo “stresslaxing” colpisce chi non riesce a spegnere la mente nemmeno sotto l’ombrellone: ecco perché il relax non è sempre automatico

  • 2 ore fa
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Di: Giulia Apollone 

Eccoci: per molti di noi i prossimi due o tre mesi saranno l’occasione per ritagliarsi qualche giorno di vacanza. C’è chi sceglierà il mare e gli ombrelloni, chi la montagna e un po’ di aria fresca, nella speranza di allentare il ritmo dopo mesi trascorsi tra lavoro, impegni e preoccupazioni quotidiane.

Staccare da tutto, però, non è sempre così semplice. Passare quasi da un giorno all’altro dalla frenesia della routine a un tempo improvvisamente vuoto può risultare più complicato del previsto. C’è chi continua a controllare le mail, chi non riesce a smettere di fare programmi, chi si porta dietro le stesse preoccupazioni di sempre. E poi c’è chi, al contrario, sembra premere un interruttore e riesce immediatamente a vivere il momento presente.

D’altronde, a chi non è mai capitato di sdraiarsi sul lettino in spiaggia e accorgersi che la mente continua a correre? In teoria dovremmo rilassarci, ma i pensieri iniziano ad affollarsi: il lavoro lasciato in sospeso, gli impegni che ci aspettano al rientro, le questioni personali rimaste aperte. Le vacanze finiscono così per non rappresentare una vera pausa, trasformandosi piuttosto in una prosecuzione delle stesse ansie che ci accompagnano durante l’anno.

Forse non dovrebbe sorprenderci troppo. Viviamo in una società che esalta la produttività e guarda con sospetto tutto ciò che assomiglia all’inattività. Essere sempre impegnati viene spesso considerato un valore; fermarsi, invece, rischia di essere percepito come una perdita di tempo.

Negli ultimi anni questo fenomeno ha ricevuto addirittura un nome: stresslaxing, un termine nato dall’unione delle parole inglesi stress e relaxing. Descrive proprio quella sensazione paradossale per cui il tentativo di rilassarsi genera ulteriore tensione. In altre parole, il momento che dovrebbe permetterci di recuperare energie finisce per diventare paradossalmente una nuova fonte di stress.

Le radici di questo atteggiamento affondano spesso molto lontano. Fin da piccoli siamo abituati a riempire le giornate di attività: la scuola, lo sport, i corsi, gli hobby, gli amici. Un’agenda piena viene vista come sinonimo di crescita e successo. Di conseguenza, non è difficile incontrare bambini e ragazzi che, trovandosi improvvisamente senza impegni, provano un senso di smarrimento e non sanno come occupare quel tempo libero.

Da adulti questo schema può consolidarsi ulteriormente. Come sottolinea la dottoressa Edvige Liotta, psicologa e psicoterapeuta del Centro Synesis di Monza, le persone più esposte allo stresslaxing sono spesso quelle che sentono il bisogno di mantenere tutto sotto controllo. Per loro l’idea stessa di rallentare può essere vissuta come una minaccia, perché significa rinunciare, almeno temporaneamente, a quella sensazione di vigilanza costante che offre un’apparente sicurezza.

In psicologia questo meccanismo viene definito “evitamento del contrasto”: chi è abituato a vivere costantemente sotto pressione può provare disagio anche solo all’idea di rilassarsi, temendo ciò che potrebbe accadere una volta abbassata la guardia. La tensione, per quanto sgradevole, diventa uno stato familiare; la tranquillità, invece, qualcosa di insolito e quindi potenzialmente destabilizzante.

La buona notizia è che imparare a riposare è possibile. Gli esperti suggeriscono di non considerare il relax come un obiettivo da raggiungere a tutti i costi, ma come un processo graduale. Pretendere di passare in poche ore da settimane di stress a una condizione di completo benessere spesso è irrealistico. Può essere più utile concedersi pause graduali, ridurre l’iperconnessione - evitando, ad esempio, di controllare continuamente mail e applicazioni che sappiamo essere fonte di ansia - e accettare che la mente abbia bisogno di un certo tempo per abbandonare il ritmo frenetico della quotidianità e ritrovare una condizione di calma.

E allora, se la mente non riesce proprio a spegnersi, niente panico. Possiamo provare ad accogliere questo stato d’animo senza trasformarlo nell’ennesimo problema da risolvere. Magari il relax non arriverà al primo giorno di vacanza, ma al secondo, al quarto o persino all’ultimo…

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