Quella che vi raccontiamo è una storia fatta di sogni, d’amicizia, di coraggio e, forse, di un pizzico di incoscienza. È quasi una favola e, oggi, sarebbe impossibile, addirittura impensabile. È un’avventura brevissima, dura solo due anni all’inizio dei Settanta.
Il motore di tutto è Silvio Moser, storico e leggendario pilota svizzero, per capirci il primo ticinese ad andare a punti in Formula 1, prima di Clay Regazzoni.
Moser tiene talmente alla sua indipendenza da arrivare a creare un team di Formula 1, tutto ticinese e tutto suo. La Scudeia Bellasi. Nel progetto, quasi eroico, sono coinvolti: Aldo Pessina, grande amico di Moser e presidente del SAR Ticino; Aldo Sonvico, che porta finanziamenti e dà al team una base fisica a Lugano; il fidato Beat Schenker, meccanico e padrone del gatto che, in carne e ossa, diventa la mascotte vivente della scuderia; il “mago dei telai” e ingegnere Guglielmo Bellasi.

1970, Gran Premio d’Olanda, fra gli altri Silvio Moser, Beat Schenker e Aldo Pessina
Il canale YouTube italiano Motori Dimenticati, ha riportato in auge la grande avventura della Scuderia Bellasi, con un video e introducendola in un libro: “Il sogno impossibile. Le scuderie dimenticate della Formula 1”.
L’incredibile epopea della Bellasi in Formula 1 inizia con la costruzione di un’unica monoposto: rossa e bianca come la bandiera svizzera, con un nuovo telaio innovativo in alluminio, creato utilizzando componenti della Brabham BT24 già di Moser, abbinato a un motore Ford Cosworth da oltre 400 CV.

Silvio Moser durante la costruzione della Formula 1 a Novara
L’auto viene preparata a Novara. E il collaudo? Lo “shake down”, la prima prova sull’asfalto, oggi verrebbe fatto in un circuito, ma il bolide della Bellasi viene testato invece a Novara, in strada!
Racconta Matteo Maero, uno dei fondatori di “Motori Dimenticati”, alla trasmissione “Prima Ora” della RSI: «Questa auto nei primi chilometri viene letteralmente trainata da un’Alfa Romeo Giulia (perché i primi chilometri sono sempre quelli più complicati) lungo le strade di Novara, per lo shake down e per essere portata di nuovo in officina. Un’auto da Formula 1 trainata da una macchina civile, sulla strada pubblica: questo è bellissimo! Noi abbiamo trovato nei libri dei racconti incredibili, quasi ai limiti dell’impossibile: gomme che si perdono nella campagna siciliana, lunghi ritorni dalle isole fino a Lugano, cose che solo con amici e persone che tengono a un cammino comune possono avvenire. Questa è stata forse la cosa che mi è piaciuta di più nel raccontare la storia di Silvio Moser e della Bellasi, una storia che io definirei caleidoscopica!»

Una Formula 1 trainata per Novara
Quella della Scuderia Bellasi è una storia romantica, d’altri tempi, fatta di passione, grande amicizia e stima reciproca. Ma i risultati?
La vettura debutta al Gran Premio d’Olanda del 1970. Nelle prove, non riesce a qualificarsi per la gara. I Gran Premi a cui il team partecipa, fra il 1970 e il 1971, sono sei. Non tantissimi forse, ma, se si pensa a un’avventura iniziata da un gruppo di amici, è già un gran risultato.
Purtroppo, le partenze effettive in gara sono solo due: nel 1970, al Gran Premio d’Austria, Moser si qualifica, ma si ritira dopo tredici giri per un problema al radiatore; nel 1971, al Gran Premio d’Italia a Monza, la Bellasi si qualifica, ma, dopo soli 5 giri, è costretta a fermarsi per un guasto alle sospensioni.
Dopo due stagioni sfortunate, il sogno ticinese in Formula 1 finisce.

Bellasi Cosworth 70-1 F1, Gran Premio d'Olanda, 1970
Conclude Andrea Porello, nel canale YouTube di “Motori Dimenticati”: «Moser e Bellasi, Pessina e Sonvico si accorsero, ben presto, che per correre servivano molti più franchi svizzeri di quelli che, fino a quel momento, avevano a disposizione.
Da una parte, però, gli sponsor svizzeri preferiscono appoggiare la carriera del connazionale Jo Siffert, mentre dall’altra si scelgono alternative più sicure.»
A fine 1971, il progetto viene abbandonato e la Bellasi 70 F1 è venduta a Tom Witt Croft, per il suo museo a Donington.
Silvio Moser non smette di correre: con il ricavato della vendita si compra una Brabham, partecipa alla stagione di Formula 2 del 1972, senza mai andare a punti.
Nel 1974, durante la 1000 km di Monza, a soli 33 anni, muore a causa di un incidente con una Lola T294.
Guglielmo Bellasi continua nelle corse, torna in Formula 1 nel 1978 come progettista della Merzario. In seguito, si occupa di consulenza e produzione di componenti in alluminio, poi in carbonio, per diversi campi. Tra i suoi maggiori committenti l’Osella, ma anche la Hyundai.
Guglielmo Bellasi è morto nel giugno 2025 a 89 anni.

Guglielmo Bellasi in officina a Novara
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