Il termine deriva dal dialetto pschuure, “annerire”: protagonisti sono giovani uomini celibi, i Pschuurirolli, che nel pomeriggio inseguono per le vie del villaggio bambini e soprattutto ragazze nubili per spalmare sul volto una pasta nera a base di fuliggine e grasso, la cui ricetta segreta è tramandata solo agli iniziati della Jungmannschaft. I giovani si riuniscono già al mattino, sciolgono il grasso, aggiungono la cenere e mescolano il tutto con rami nodosi, secondo una procedura che ricorda rituali antichi. La pasta viene poi trasferita in secchi e sacchetti che i ragazzi portano con sé durante la “caccia”.
Il Pschuuri affonda le sue radici nella storia walser: insediamenti vecchi di oltre settecento anni provenienti dall’Alto Vallese che portarono nel Rheinwald un patrimonio culturale rimasto in seguito sorprendentemente integro, a differenza di altre località dove sopravvivono solo echi linguistici o varianti del rito. Oggi Splügen ne è la capitale simbolica e figura nell’Inventario svizzero delle tradizioni viventi, con una voce che ne descrive fasi, lessico, oggetti e tempi, e persino la segretezza della “miscela nera”.
Nel Novecento e ancor più negli ultimi decenni, il rito ha trovato un equilibrio tra memoria e contemporaneità. La cornice resta tradizionale – pellicce, campanacci, maschere, corse nel nucleo – ma la pratica è organizzata e vigilata dalla Jungmannschaft, il gruppo di giovani che ne custodisce regole e regia, conferendogli una dimensione comunitaria più che competitiva. Servizi radio, TV, online e reportage fotografici ne documentano da anni la vitalità, con un’attenzione crescente alla dimensione culturale oltre che folclorica.
Sullo sfondo, il simbolismo del Mercoledì delle Ceneri: nella cristianità le ceneri richiamano penitenza, umiltà e conversione. A Splügen diventano anche materia rituale, dalla fronte benedetta al viso annerito, traducendo la tensione tra fine e inizio, inverno e rinascita. La formula scherzosa “un uovo o una ragazza” riassume in effetti l’ambivalenza del rito, dove la socialità (le uova per il banchetto) e l’incontro tra giovani (oggi simbolico e giocoso) condensano funzioni antiche di coesione e passaggio.
Che lo si legga come retaggio stagionale, rito di fertilità o teatro identitario, il Pschuuri resta dunque il cuore del Mercoledì delle Ceneri di Splügen: una pratica viva capace di parlare al presente senza perdere l’eco potente del nostro passato.
La giornata dello Pschuuri
Il mercoledì delle Ceneri si apre in un clima festoso. Al mattino i più piccoli – bambini dell’infanzia e delle prime classi – si travestono e, con il Tschifferli (la gerla) sulle spalle, passano di casa in casa recitando la filastrocca in walserdeutsch «Pschuuri, Pschuuri Mittwuchä, äs Eischi oder äs Meitschi» (“Pschuuri, Pschuuri Mercoledì, un uovo oppure una ragazza”), ricevendo dolci e piccoli doni.

Un «Pschuurirolli» annerisce il volto di una donna nubile (Splügen, 2024).
Dopo pranzo l’atmosfera cambia. Dai vicoli compaiono i Pschuurirolli, volutamente inquietanti attraverso pelli e abiti consunti, con cinture di campanacci che annunciano l’inizio della “caccia”. Il frastuono offre alle “prede” un breve margine di fuga; ma se raggiunte, il volto viene cosparso della miscela nera. L’obiettivo è annerire entro il tramonto tutte le “prede” e in particolare appunto le giovani donne nubili. Con la sera si chiude poi il simbolico confronto tra i sessi e si apre la fase notturna della festa, improntata alla riconciliazione.
La sera, infatti, tutto si trasforma: coppie di giovani uomini, mascherati da “Männli e Wibli” (omini e donnine), percorrono il villaggio raccogliendo uova tra gli abitanti, per preparare una Eiersalat e soprattutto la “Resimäda”, una bevanda dolce a base di vino, zucchero e naturalmente ancora uova. A mezzanotte, i giovani e le loro invitate “annerite” si ritrovano infine per una grande festa, durante la quale si gustano le specialità preparate e si scopre l’identità celata dietro le maschere.
Secondo la tradizione, l’abbondanza di uova e vino consumata in questa occasione favorirebbe la fertilità dei giovani in “età da matrimonio” e, più in generale, promuoverebbe anche la fecondità della terra e dei campi in vista della nuova stagione agricola.
Nero come la cenere, profumato come le erbe
Casa Svizzera 17.02.2026, 09:10
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