Storia

Il cavo che modificò la misura del mondo

160 anni fa il primo collegamento sottomarino permanente tra Europa e Nord America inaugurò una nuova era delle comunicazioni globali

  • 2 ore fa
Cavo sottomarino

Cavo sottomarino

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Di: Elizabeth Camozzi 

Il 27 luglio 1866 il Great Eastern portò a compimento il collegamento telegrafico permanente tra l’isola irlandese di Valentia e Heart’s Content, a Terranova. Per la prima volta Vecchio e Nuovo mondo erano uniti da una linea stabile attraverso l’Atlantico e le informazioni potevano percorrere l’oceano in pochi minuti anziché in settimane. Sul fondo del mare rimase un cavo dal cuore di rame, isolato con guttaperca e protetto da un’armatura metallica: un’infrastruttura tanto discreta quanto rivoluzionaria, destinata a trasformare per sempre il rapporto tra distanza e tempo.

Fino ad allora, salvo la breve parentesi otto anni prima, le informazioni avevano attraversato l’oceano alla velocità delle navi, impiegando normalmente una decina di giorni. Una decisione politica poteva arrivare quando le circostanze erano già mutate; le quotazioni di merci e titoli restavano sfasate per giorni, e guerre, crisi e rivoluzioni arrivavano come avvenimenti già consegnati al passato.

Arrivo del cavo transatlantico a Heart's Content (Terranova), Robert Charles Dudley, 1866.

Arrivo del cavo transatlantico a Heart's Content (Terranova), Robert Charles Dudley, 1866.

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Nel 1858 un primo cavo aveva suscitato un entusiasmo intriso di retorica provvidenziale: il 16 agosto la regina Vittoria e il presidente statunitense James Buchanan si erano scambiati messaggi celebrativi, mentre New York festeggiava con salve di cannone, parate e fuochi d’artificio. Ma il segnale era debole e la trasmissione lentissima. Il cavo, già compromesso da difetti di fabbricazione e di posa, fu ulteriormente danneggiato dalle elevate tensioni applicate dall’elettricista Edward Whitehouse e divenne presto quasi inutilizzabile. Cessò definitivamente di funzionare nell’autunno di quello stesso anno.

Nel 1865 un nuovo tentativo terminò invece con la rottura della linea e la perdita della sua estremità nelle profondità oceaniche.

Occorrevano ostinazione, capitali e una nave fuori misura. Il Great Eastern, progettato da Isambard Kingdom Brunel e costruito da John Scott Russell, era il gigante della sua epoca: l’unico abbastanza grande da trasportare in un solo viaggio l’intero cavo oceanico. Nelle sue stive, disposto in spire entro tre enormi vasche, riposava una delle più audaci promesse dell’Ottocento.

Il 13 luglio 1866, al largo di Valentia, il Great Eastern iniziò a calare il cavo. Per quattordici giorni la linea scivolò lentamente dalla poppa sotto il controllo costante di tecnici ed elettricisti, sopra fondali profondi migliaia di metri. Un colpo di mare o una tensione mal regolata avrebbero potuto spezzarla ancora una volta.

Mappa del tracciato del cavo telegrafico transatlantico del 1858, comprendente il profilo delle profondità rilevate dalla USS Arctic.

Mappa del tracciato del cavo telegrafico transatlantico del 1858, comprendente il profilo delle profondità rilevate dalla USS Arctic.

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Quando il capo occidentale raggiunse la stazione di Heart’s Content, il collegamento transatlantico permanente divenne realtà, garantendo finalmente un servizio stabile e affidabile. E con quel collegamento prese avvio anche una nuova epoca delle comunicazioni transoceaniche. Nei primi giorni di settembre gli uomini del Great Eastern riuscirono persino a recuperare il cavo perduto nel 1865, a congiungerlo con una nuova sezione e a mettere in funzione una seconda linea.

Certo, per gli standard odierni la velocità restava modesta (indicativamente sei-otto parole al minuto), il servizio era costosissimo e veniva utilizzato soprattutto da governi, banche, giornali e grandi compagnie commerciali. Eppure bastava confrontarlo con un piroscafo, che impiegava una decina di giorni per attraversare l’Atlantico, per comprenderne la portata rivoluzionaria.

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Dalle navi a vapore ai cavi sottomarini: Il progresso del XIX secolo (4./5)

Alphaville: le serie 26.02.2026, 12:35

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  • Claudio Visentin

Da quel momento la diplomazia cessò di dipendere dai lunghi tempi della navigazione: i governi poterono dirigere quasi in tempo reale l’azione dei propri ambasciatori, i mercati si adeguarono a informazioni condivise e la stampa trasformò la cronaca internazionale in attualità. Il mondo non divenne più piccolo: divenne più simultaneo.

Quel cavo adagiato sul fondo dell’Atlantico divenne una delle infrastrutture fondative della globalizzazione moderna. Per la prima volta nella storia, il tempo dell’informazione si separò da quello dei trasporti: mentre persone e merci continuavano a viaggiare alla velocità dei piroscafi, i messaggi attraversavano l’oceano in pochi minuti. Era nata una nuova geografia del tempo, destinata a plasmare l’economia, la politica e l’informazione mondiale.

Particolare della cartolina commemorativa del 1866 che celebra lo scambio di messaggi tra la regina Vittoria e il presidente Andrew Johnson dopo il completamento del cavo telegrafico transatlantico permanente.

Particolare della cartolina commemorativa del 1866 che celebra lo scambio di messaggi tra la regina Vittoria e il presidente Andrew Johnson dopo il completamento del cavo telegrafico transatlantico permanente.

  • Atlantic Cable

E 160 anni dopo, nell’epoca delle fibre ottiche e delle reti digitali, la nostra idea di simultaneità affonda ancora le proprie radici in quel sottile cavo posato sul fondo dell’Atlantico.

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