«Narrami, o Musa, l’uomo dall’agile mente che a lungo andò vagando […] e conobbe la natura dell’anima, e molti dolori patì nel suo cuore le vie del mare». Nel proemio dell’Odissea, nella traduzione di Salvatore Quasimodo (Traduzione dall’Odissea, Mondadori, Milano, 1951), l’avventura comincia già decentrata rispetto all’immagine consueta del viaggio.
Prima delle isole, dei mostri e degli incanti, Omero chiede alla Musa di cantare un uomo e, con esso, una vita attraversata dall’erranza e dal dolore, violata dagli eventi e perciò stesso trasformata in conoscenza.

Odisseo Vs Ulisse
Domenica in scena 03.10.2021, 19:35
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Che oggi quell’uomo riappaia anche sullo schermo, nel film di Christopher Nolan (Odissea, 2026), dice molto del suo ritorno nell’immaginario occidentale e non perché il cinema sia in grado davvero di rendere attuale Omero, quanto perché il film dimostra che egli continua a raggiungerci là dove il presente si interroga su ciò che resta dell’umano quando tempo, guerra e lontananza spezzano le forme consuete della vita.
Davanti a Odisseo ogni epoca sembra incontrare la stessa domanda: come si torna a una vita comune quando il tempo ha mutato chi è partito, chi ha atteso e chi è cresciuto dentro l’assenza?
Il ritorno di Odisseo - Itaca (16./24)
Colpo di scena 12.12.2022, 14:30
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La scena che permette di comprenderlo si svolge su Ogigia. L’isola di Calipso non ha la violenza di Polifemo, né l’incanto pericoloso delle Sirene, e per questo è insidiosa. Sembra una pausa del viaggio, lontana dalla furia del mare e dalla rovina della guerra. Lì, invece, l’Odissea colloca una delle sue domande più radicali.
Calipso offre a Odisseo la possibilità di uscire dalla sorte comune degli uomini. Restare con lei significherebbe non vedere consumarsi il corpo e insieme non tornare là dove il tempo ha lavorato sugli affetti, sui volti e sulla casa. L’eroe però piange guardando il mare e quel pianto dice che una vita sottratta alla morte, quando chiede in cambio la rinuncia a ciò che ci lega agli altri, può diventare una perdita più profonda della morte stessa.
Odisseo sceglie il ritorno perché tutto, nel frattempo, può essersi trasformato, esposto al tempo. Itaca, Penelope, Telemaco. È la condizione umana secondo Odisseo.

Arnold Böcklin, Odisseo e Calipso, 1882, olio su legno di mogano, Kunstmuseum Basel.
Per questo, quando il viaggio si avvicina alla fine, il poema cambia tono senza dichiararlo. Itaca non sarà il semplice approdo dopo la tempesta e Odisseo non vi entrerà come chi riprende possesso di ciò che semplicemente gli appartiene.
Nel tempo della lontananza Telemaco è cresciuto sotto l’ombra di un padre conosciuto quasi soltanto attraverso il racconto, Penelope ha difeso e governato la casa trasformando l’attesa in una forma di intelligente resistenza, il palazzo è divenuto uno spazio conteso.
Tornare, per Odisseo, significherà esporsi alla prova del riconoscimento, là dove il suo nome non potrà più bastare da solo e dovrà essere restituito a un volto e a un corpo, oltreché a una storia, lentamente, attraverso segni, esitazioni e prove.

John William Waterhouse, Penelope and the Suitors, 1912, olio su tela, Aberdeen Art Gallery.
Gli ultimi libri dell’Odissea raccontano la storia di una casa ferita dalle traversie della vita e una famiglia che resiste tentando di ricomporsi senza poter cancellare il tempo delle lacerazioni. Ciascuno dovrà ritrovare il proprio posto, effettivo e affettivo, in una storia comune e, quando sarà avvenuto, il riconoscimento finale non annullerà i vent’anni perduti, in una vita umana non è possibile, ma li trasformerà in una storia famigliare nuovamente abitabile.
La grandezza e l’attualità dell’Odissea stanno anche nella capacità di intrecciare le prove dell’umano con i flutti del Mediterraneo storico. Odisseo, Penelope e Telemaco appartengono ancora al mondo dei re guerrieri, dei palazzi micenei e del bronzo, ma si muovono già dentro una realtà in cui i palazzi cadono, le rotte si aprono e il mare diventa spazio di incontro, predazione e racconto.
I sogni di Odisseo
Domenica in scena 01.03.2026, 17:35
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Da questa prospettiva, storica e mitica, l’Odissea resta con noi come custode di una verità semplice e difficile. Si può sopravvivere al mare e agli inganni che costellano il viaggio della vita, si può resistere alla lontananza, ma occorre meritarsi di nuovo una casa e un nome, un ruolo.
Odisseo torna e nel suo ritorno porta il segno più umano di tutti: il desiderio che ciò che si ama esista ancora, sappia riconoscerci e continui a parlarci di noi.

Nelle sale Odissea di Nolan
Telegiornale 15.07.2026, 20:00




