Storia

La vulnerabilità ebraica dopo il 7 ottobre

La Rabbina di Parigi Delphine Horvilleur manda alle stampe una serie di conversazioni sul tema storico e universale della fragilità

  • 16 maggio, 10:15
  • 16 maggio, 10:22
  • CULTURA
Delphine Horvilleur
Di: Alessandro Bertellotti/red.
Il 7 ottobre, Israele, che si credeva forte, ha scoperto quanto in realtà fosse vulnerabile, fino a che punto questa storia diasporica di vulnerabilità ebraica che pensava di aver messo da parte, gli sia esplosa in faccia, l’ha posta nella stessa vulnerabilità di quella degli ebrei nel corso della storia, ma con in più la questione del controllo del suo potere e in particolare del suo potere militare.

La Rabbina di Parigi Delphine Horvilleur ha messo nero su bianco le proprie considerazioni dopo il massacro del 7 ottobre e dopo le conseguenze di quell’atto di terrorismo. Il suo libro Comment ça va pas ? Conversations après le 7 octobre è un successo editoriale in Francia: una serie di conversazioni, alcune reali altre di fantasia, che inizialmente non dovevano diventare un libro, ma che rivelano la frustrazione, l’angoscia, il dramma interiore di una delle protagoniste del dialogo con i protagonisti della vita istituzionale e religiosa francese ed europea, di una persona capace di portare sulle proprie spalle il peso della sofferenza e il dolore altrui, senza nessuna distinzione riguardo l’appartenenza religiosa o etnica.

Attonita e sconvolta davanti alla gravità di quanto sta succedendo e sorpresa dalle affermazioni che da diverse parti si spingono addirittura a negare il diritto delle persone di esistere, la Rabbina Horvilleur racconta a Laser la propria difficoltà nel trovare interlocutori in grado di valutare la complessità della realtà intorno a noi, e come al dialogo, al confronto e alla conversazione si siano sostituite emozione, empatia e il ricorso a facili slogan.

Quindi c’è una storia particolare legata alla vulnerabilità ebraica che troviamo nel corso dei secoli, che non è una posizione invidiabile, ma che ha dato al popolo di Israele, credo, una certa saggezza o in qualche modo caso un invito a meditare sulla questione della frammentazione, che non è una frammentazione ebraica, ma che è una frammentazione esistenziale umana. Nella Bibbia, tutti i personaggi chiave, i personaggi che sono gli eroi, sono sempre persone con difetti fisici, e alle prese con la vulnerabilità. Abramo, per una parte della sua vita è sterile, ad esempio, Isacco è cieco, Giacobbe zoppica, Mosè balbetta. Quasi tutti gli eroi dei nostri testi sacri sono forti nella loro vulnerabilità, potenti, nella loro impotenza. E trovo che sia una lezione su cui meditare. In effetti, per essere forte, a volte bisogna avere delle armi, ma molto spesso è anche necessario fare qualcosa con la propria debolezza, essere consapevole di tutto ciò che è in noi è un po’ difettoso, un po’ incrinato.

Conversazioni dopo il sette ottobre

Laser 16.05.2024, 09:00

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