Storia

Libere di dover partire

La migrazione italiana in Svizzera al femminile tra attualità e Storia

  • 23 November 2023, 07:20
  • 24 November 2023, 08:07
  • CULTURA
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Di:Mattia Lento e Manuela Ruggeri 

Un migrante con la valigia in procinto di salire su un treno, uno stagionale in una buia baracca, un bambino clandestino alla finestra in attesa dei genitori, muratori alle prese con la costruzione di infrastrutture e militanti italiani in corteo nelle strade di Berna per difendere i propri diritti. Queste sono alcune delle immagini che popolano la nostra mente quando pensiamo alla migrazione italiana del Novecento. E queste sono alcune delle immagini che dominano incontrastate nella maggior parte dei fondi d’archivio sparsi nella Svizzera tedesca e francese, nei film e nei documentari a tema migratorio, nei testi letterari e tanto altro. Per scovare donne migranti occorre cercare a fondo oppure entrare in archivi specifici, oppure ancora utilizzare gli strumenti della storia orale. Le donne italiane in Svizzera sono state relativamente poco visibili durante il corso del Novecento.

L’immaginario legato alla storia della migrazione italiana (e non solo di quella italiana) in Svizzera è fortemente dominato da figure maschili, eppure la ricerca storica degli ultimi anni ci dice che le donne italiane in Svizzera sono state una parte importante e tutt’altro che passiva del movimento migratorio proveniente dalla Penisola. Se guardiamo alle statistiche scopriamo addirittura che, dalla fine della guerra fino alla fine degli anni Cinquanta, gli ingressi delle donne straniere sono stati superiori rispetto a quelli maschili. Quando pensiamo alla migrazione al femminile del passato, pensiamo soprattutto ai ricongiungimenti familiari, ma non è così: le donne italiane emigravano spesso sole in cerca di lavoro e sono state la spina dorsale di rami professionali quali l’industria tessile, quella alimentare e l’aiuto domestico. Tra gli anni Settanta e Novanta le donne italiane sono state anche parte fondamentale di un movimento di genitori che si è battuto per una scuola più inclusiva e meno discriminatoria nei confronti dei figli della classe operaia di origine migrante. Battaglie che hanno contribuito a rendere i diversi sistemi scolastici cantonali un po’ più giusti.     

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Negli ultimi anni le donne della cosiddetta nuova migrazione italiana non sono certo più invisibili come un tempo e il loro protagonismo in molti settori della società è indiscusso. Peccato che spesso la presenza italiana al femminile in Svizzera sia troppo spesso intrappolata nella retorica dei cosiddetti “cervelli in fuga”. Nei media svizzeri abbondano storie di donne italiane a capo di aziende o di gruppi di ricerca. Se è innegabile che oggi le donne italiane occupano sempre più posti di rilievo all’interno della società svizzera, è anche vero che una grossa parte di loro lascia il proprio Paese alla ricerca di lavori non sempre altamente qualificati. Magari anche in presenza di una laurea che non è sempre garanzia di carriera per chi emigra. La crisi endemica che caratterizza il sistema Italia, Paese caratterizzato da disoccupazione, precarietà e bassi salari, colpisce infatti con maggiore forza le donne.

Le storie contenute nella piattaforma Libere di dover partire, rafforzate dalla presenza di materiali d’archivio e d’approfondimento, provano a ribaltare alcuni degli stereotipi che ancora contraddistinguono la nostra percezione del fenomeno migratorio italiano. Si tratta di nove ritratti di donne italiane residenti in Svizzera che appartengono a differenti generazioni. Le storie di Maria Antonietta Freda, Rosanna Ambrosi e Adriana Fiasco, rappresentanti delle generazioni emigrate in Svizzera negli anni Sessanta, ci portano in una realtà fatta di maternità sofferte, a causa del famigerato Statuto di stagionale, di percorsi di emancipazione e di dure lotte per affermare il diritto all’autodeterminazione delle donne migranti; questo anche all’interno dello stesso associazionismo italiano, territorio molto maschile e non sempre facile per le donne. Queste storie non sono in contrapposizione con quelle più recenti ma comunicano con esse, mostrano dei tratti in comune inaspettati. Ecco allora che l’attivismo di Eleonora Failla, arrivata in Ticino qualche anno fa, sembra richiamare quello delle donne del passato; mentre la scelta di Angela Siciliano di lasciare la figlia diciassettenne in Puglia ci riporta alla drammatica separazione di Maria Antonietta Freda dal figlio appena nato. Libere di dover partire, prodotto multimediale pensato soprattutto per lo smartphone e le generazioni più giovani, è disponibile in rete al seguente indirizzo: www.libere.ch

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