La nostra storia

1975: la forza giovane che cambiò Trevano

Dalla crisi del lavoro alla conquista di nuovi diritti: la mobilitazione degli apprendisti di Trevano mostra come le generazioni giovani sappiano reinventare il presente

  • Oggi, 10:06
Sciopero degli apprendisti di Trevano, 1975

Sciopero degli apprendisti di Trevano, 1975

Di: Zita Albergati 

La storia della lotta degli apprendisti di Trevano l’ho sentita raccontare fin dall’infanzia attraverso le parole di mio papà, uno dei protagonisti, e nei miei ricordi si era tradotta in un’immagine un po’ confusa e statica. Solo l’anno scorso grazie alla conferenza tenutasi al Cinema Lux - durante la quale è stato presentato il libro corale Ben venga maggio. Liceo Lugano 1974 - Trevano 1975: studenti e apprendisti in lotta e proiettato il documentario E noi altri apprendisti di Giovanni Doffini (e Delta Geiler) - ho realizzato l’importanza e l’attualità di quegli eventi.

Sullo sfondo si colloca il Sessantotto, che in Ticino, nel marzo dello stesso anno, aveva portato all’occupazione dell’Aula 20 della Scuola magistrale di Locarno e che, nella primavera del 1974, aveva trovato la sua massima espressione nella mobilitazione degli studenti e delle studentesse del Liceo di Lugano. Sono anni in cui il fermento era palpabile, si voleva rompere con un passato e un autoritarismo non più condivisi. Le giovani generazioni guardavano al futuro come a qualcosa da modellare attraverso nuovi valori e ideali, spinte da un cambiamento diffusosi dagli Stati Uniti all’Europa, che aveva dato loro una voce e un’agency inedite. Una spinta che la giornalista e scrittrice Sara Rossi Guidicelli restituisce nel libro Voi che avete visto il mare. La mia famiglia, il Sessantotto e altri ideali.

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"Vogliamo il mondo e lo vogliamo ora”. L’eredità del Sessantotto

Moby Dick 25.03.2023, 10:00

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Un anno dopo cambiano i luoghi e cambiano i protagonisti. Ci troviamo al Centro Professionale di Trevano, dove sono gli apprendisti a mobilitarsi. Un primo nucleo di una decina di giovani, preoccupati dalla crescente difficoltà nel trovare un lavoro alla fine del tirocinio, iniziò a riunirsi durante le pause pranzo per discutere del proprio futuro e delle possibili forme di azione. «A un certo punto bisogna poi dimostrare anche un certo coraggio […] siamo noi che dobbiamo decidere di venir qua», le parole di un apprendista; in breve tempo si unirono nuove persone e si svolsero giornalmente delle assemblee molto partecipate, durante le quali si decideva insieme come proseguire con la lotta.

La rivendicazione principale su cui il movimento decise di concentrarsi fu la garanzia di minimo sei mesi di impiego, con il salario medio di categoria, nell’azienda presso cui si era svolto il tirocinio. Con notevole lucidità, gli apprendisti precisarono che la misura non avrebbe dovuto tradursi in un licenziamento di altri lavoratori svizzeri o immigrati. Per garantire posti di lavoro per tutti, i sindacati dovevano promuovere una generale diminuzione dell’orario lavorativo e dell’età di pensionamento, senza riduzione di salario. In quelle settimane di mobilitazione si rifletté su vari aspetti della condizione degli apprendisti: dall’insufficienza di una sola giornata settimanale di scuola, alle carenze nella formazione lavorativa, fino allo sfruttamento dell’apprendistato come fonte di manodopera a basso costo.

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No alla scuola dei padroni

RSI Archivi 17.05.1974, 13:27

La mensa venne occupata. «Perché ci siamo messi in autosospensione? Perché avevamo delle rivendicazioni da portare avanti sul problema della crisi. Non abbiamo seguito la via legale in quanto che, già sperimentata troppe volte. Attraverso questa prassi non abbiamo nemmeno ottenuto risposta». Dopo tre giorni di sciopero iniziarono gli incontri con i sindacati, le associazioni padronali e la Sezione per la formazione professionale, e prima della fine dell’anno scolastico si giunse perfino alla firma di un accordo.

Rispetto alla primavera del 1974 qualcos’altro era cambiato. La vitalità e la forza propulsiva tipiche delle mobilitazioni sessantottine erano ancora presenti. Allo stesso tempo, gli apprendisti di Trevano percepirono il cambiamento del contesto socioeconomico e il restringimento delle possibilità attorno a loro. L’unione di aspirazioni e ansie per il presente e per il futuro li avvicina ai movimenti giovanili, sociali, ecologici e femministi di oggi, i quali si trovano ad agire in un contesto per molti versi ancora più ostile.

La loro esperienza rivela come le posizioni marginali possano diventare spazi di creatività e trasformazione, nei quali definirsi come soggetti politici e agire come collettività, come testimoniano le parole di uno di loro: «Abbiamo anche detto che non è finita, perché l’accordo è solo un pezzo di carta e ci dovremo muovere ancora noi, tutti in massa, se vogliamo obbligare quelli che l’hanno firmato ad applicarlo. Certo che per me è stata un’esperienza importante. In pochi giorni ho imparato più che in quattro anni di scuola.».

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E noialtri apprendisti

RSI Notrehistoire 26.01.1977, 00:00

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