È apprezzato tutto l’anno, ma nel periodo di carnevale il fritto è protagonista. Nonostante la sua bontà, spesso, è considerato “pesante” e difficile da digerire. Ma è davvero sempre così? La risposta è no. A fare la differenza è una combinazione di fattori: la qualità dell’olio, la temperatura di cottura e le modalità di preparazione.

Tortelli, chiacchiere, frittelle: è l'olio che conta!
RSI Archivi 03.03.2006, 10:52
La temperatura dell’olio troppo bassa
La frittura prevede che i cibi vengano immersi in olio caldo, che deve essere a una temperatura tra i 160°C e 180°C. Se la temperatura dell’olio è quella giusta la superficie dell’alimento si sigilla velocemente, formando una crosta che limita l’assorbimento dell’olio. Quando, invece, l’olio è troppo freddo, questa crosta si forma lentamente e il cibo assorbe più grasso. L’eccesso di olio trattenuto, rende la frittura più calorica e rallenta la digestione e aumenta la sensazione di pesantezza.
Una frittura breve e ben controllata produce alimenti asciutti e croccanti, generalmente più digeribili.
Attenzione all’olio usato più volte
Gli oli che vengono scaldati ad alte temperature possono degradarsi, soprattutto se vengono riutilizzati molte volte o portati oltre il loro punto di fumo, ossia la temperatura alla quale iniziano a bruciare e decomporsi.
I punti di fumo variano a seconda del grasso usato
Un olio degradato non solo cambia sapore, ma produce sostanze che possono risultare irritanti per l’apparato digerente, rendendo il fritto più pesante.
L’olio giusto e i punti di fumo
Per ottenere un fritto più leggero anche la scelta dell’olio è fondamentale. Tra i fattori da valutare c’è il punto di fumo che dovrebbe essere superiore ai 200°C.
Olio d’oliva: L’olio extravergine di oliva ha un’elevata stabilità grazie al contenuto di acidi grassi monoinsaturi e antiossidanti naturali. Ha un punto di fumo (160-210°C) adatto alla frittura domestica e resiste bene alle alte temperature, se usato correttamente. L’olio di oliva (raffinato) è meno aromatico dell’extravergine, ma anch’esso stabile e adatto alla frittura, soprattutto se si desidera un gusto più neutro.
Olio di arachidi: è tra i più utilizzati per friggere grazie al suo alto punto di fumo (230-232°C) e al sapore delicato. È particolarmente indicato per fritture prolungate e ad alte temperature.
Oli di mais, soia o girasole: sono meno stabili al calore e tendono a degradarsi più facilmente. Esistono però versioni “alto oleico” (ad esempio girasole alto oleico) più adatte alla frittura.
Olio di cocco: fa parte dei grassi solidi (come strutto o burro chiarificato). Essendo ricco di grassi saturi è particolarmente stabile alle alte temperature (punto di fumo: 177-230°C) e adatto a una frittura uniforme e croccante, non ha però un sapore neutro e è va consumato con moderazione in una dieta equilibrata.
Cosa si frigge
Un altro aspetto da considerare quando si parla di frittura è che gli alimenti ricchi di acqua (come verdure fresche) o molto porosi tendono ad assorbire più olio rispetto a quelli più compatti. Anche impanature e pastelle troppo spesse o irregolari possono trattenere grasso in eccesso, aumentando la sensazione di untuosità.

Fritto indigesto
RSI Info 16.12.2019, 12:02
