Lasciare un lavoro sicuro in banca
Manuela Pagani è un’economista ticinese che per 15 anni lavora nel settore bancario come consulente finanziaria. Nonostante una carriera brillante e una retribuzione elevata, a un certo punto qualcosa dentro di lei cambia. «Cominciavo ad avvertire una forma di insoddisfazione», racconta. «Così ho iniziato un percorso di counseling e mi sono diplomata». La svolta definitiva arriva con la nascita di sua figlia Camilla, quando aveva 42 anni. «È stato allora che ho trovato il coraggio di uscire dalla mia “gabbia dorata”.»
L’incontro con il cacao
Da quel momento si apre per lei una nuova fase. Durante un workshop dedicato all’economia del bene comune, Manuela Pagani incontra un uomo che le parla del cacao e di una bevanda preparata semplicemente con cacao puro e acqua. L’unione tra quell’idea, il suo interesse per l’impresa sociale e il tema della consapevolezza dà origine ai primi prototipi del progetto, che a un certo punto l’imprenditrice decide di portare avanti da sola.
"Le buste cambiano, come cambiano le origini delle fave di cacao. L'idea è proprio quella di spingere gentilmente il consumatore a non attaccarsi a delle preferenze, ma esplorare. Sulle buste metto sempre un invito a una riflessione, su temi diversi come il tempo o la collaborazione." Manuela Pagani
Un sapore che spiazza e apre nuove strade
«Quando per la prima volta ho assaggiato il vero cacao sono rimasta totalmente spiazzata», ricorda Manuela. «Mi sono resa conto che quello che pensavo fosse cacao nella forma di cioccolata era tutt’altro tipo di prodotto». Nel cacao trova l’elemento perfetto per il suo scopo, quello di accompagnare le persone a riconoscere i propri condizionamenti. Approfondendo la materia, anche grazie all’incontro con i fratelli Buletti – che in Ticino lavorano il cacao direttamente dalla fava alla tavoletta – scopre la complessità di questo ingrediente.
Partecipando a dei corsi sul cacao sono riuscita a sviluppare delle competenze organolettiche per coglierne la diversità e a scoprire le potenzialità che ha di nutrirci.
Manuela Pagani
Sorseggiare cacao puro come rituale
Nasce così una bevanda, Duduum, pensata per essere sorseggiata in un rituale di consapevolezza. Come spiega Manuela Pagani «andrebbe consumata in un momento di calma e di presenza, esplorando tutti i sentori e osservando se sorgono dei giudizi e pensieri».
Il nome Duduum deriva dal suono del battito del cuore.
La base del prodotto è massa di cacao pura da sciogliere in acqua. Una massa di cacao che deriva dalla lavorazione delle fave fermentate, essiccate, selezionate e tostate. «Quando si fa il cioccolato, al momento della raffinazione, solitamente si aggiungono zucchero, nocciole e altri ingredienti: io invece volevo lasciarlo così com’era. Quando ho portato quest’idea a Buletti mi ha guardata un po’ smarrito, ma per me la massa di cacao doveva essere pura per portare chi lo degusta fuori dalla zona di comfort, almeno inizialmente» spiega Manuela Pagani.
Un solo ingrediente e una filiera etica
In un mondo pieno di etichette con una lista ingredienti lunghissima, qui ne troviamo uno solo con un’origine monocoltura. La filiera del cacao rappresenta un altro punto centrale. Negli ultimi anni il prezzo del cacao ha registrato forti aumenti, riflettendo decenni di sfruttamento delle terre e dei lavoratori. «Noi lavoriamo con piccoli contadini per avere una relazione più chiara e più trasparente possibile» precisa l’imprenditrice.
Accanto alla bevanda, il progetto include anche oggetti artigianali come tazze in ceramica e misurini in legno, realizzati da artigiani ticinesi con materiali locali. L’intenzione è mantenere un forte legame con il territorio, pur lavorando con un ingrediente che non cresce localmente.
La prima impresa privata sociale ticinese
L’azienda viene fondata come impresa privata sociale, un modello innovativo nel nostro territorio. «I profitti, quando ci saranno, non mi appartengono. Dovranno essere reinvestiti per un terzo nell’impresa, un terzo in iniziative di consapevolezza e un terzo in progetti con i contadini. Al momento, spiega, non riesce ancora a pagarsi uno stipendio.
Una sfida che continua
Dal lavoro in banca per Manuela Pagani sono cambiate tante cose e il suo percorso è ancora in divenire. «Far conoscere un prodotto del genere, riuscire ad andare oltre le barriere del buono o “non buono” e portare i temi della consapevolezza: tutto questo è sicuramente una grande sfida» dice. La sua bevanda non è un punto di arrivo, ma «uno strumento per promuovere consapevolezza e nuove modalità di relazione tra le persone.»

