In questo periodo, che alle nostre latitudini coincide con quello di massima attività degli insetti impollinatori, enti pubblici e associazioni si adoperano per comunicare alla popolazione i vantaggi di vivere in un territorio e in città ricchi di biodiversità. Non mancano le giornate mondiali istituite dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite: Il 20 maggio è la Giornata mondiale delle api e il 22 maggio è la Giornata internazionale della biodiversità. In Svizzera, queste celebrazioni ricorrenti cadono all’interno di una settimana (per il 2026: 20 - 26 maggio) interamente dedicata a una manifestazione per la sensibilizzazione sull’importanza della conservazione e della promozione della biodiversità: il Festival della natura. Ma, perché è necessario insistere tanto su questo tema?

Api selvatiche, preziose e minacciate
Prima Ora 22.05.2026, 18:00
Perché api selvatiche e altri impollinatori sono indispensabili per la produzione del nostro cibo, inoltre boschi e aree naturali garantiscono la filtrazione e l’ottenimento di acqua pulita, mentre parchi e giardini offrono la mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici ma anche svago e relax. E questi sono solo alcuni dei servizi ecosistemici che la natura ci fornisce sostanzialmente gratis, a patto che la comunità degli esseri viventi attorno a noi sia stabile e diversificata. Riassumendo: il messaggio che le giornate di attenzione a queste tematiche ambientali vogliono diffondere è che ognuno di noi, dal gestore della cosa pubblica al privato cittadino, può fare qualcosa in favore della biodiversità.
https://rsi.cue.rsi.ch/info/ambiente/A-cosa-ci-serve-la-biodiversit%C3%A0--2551975.html
Ma come fare? A questo proposito raccogliamo delle preziose indicazioni da una ricerca del WSL, l’Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio. Lo studio pubblicato recentemente sui giardini urbani di Zurigo corregge un’idea molto diffusa: arricchire di fiori un singolo spazio verde aiuta api selvatiche e bombi; tuttavia, non basta a garantire l’impollinazione di tutte le piante in una città che si densifica. Sirfidi e coleotteri, per esempio, spariscono dove attorno prevalgono asfalto e cemento. Il risultato è che una parte della biodiversità urbana perde non solo habitat, ma anche funzioni ecologiche essenziali come la produzione di semi e frutti.

Episyrphus balteatus, un sirfide ... in pratica una mosca travestita da vespa (Mimetismo Batesiano)
In 24 giardini di Zurigo, i ricercatori hanno osservato per settimane quali insetti visitavano i fiori, in quali momenti della giornata e con quale efficacia. Hanno persino misurato la lunghezza degli apparati boccali: dettaglio che permette di capire quali specie riescono a sfruttare certi fiori e quali no. La conclusione, sintetizzata nell’articolo scientifico è netta: non esiste una ricetta unica. La ricchezza floreale locale può compensare solo in parte gli effetti della densificazione; senza habitat diffusi e connessi su scala di quartiere, molti impollinatori non reggono.

Uno dei 24 giardini sperimentali a Zurigo, nei quali i volontari hanno registrato e catturato per ore ogni insetto attratto dai fiori
È qui che la ricerca diventa concreta e applicabile da tutti noi. David Frey, ricercatore ospite al WSL e collaboratore del Museo cantonale di storia naturale di Lugano, lo dice senza esitazioni: «Vale sempre la pena fare qualcosa per la biodiversità anche su piccole superfici, persino se si possiede un giardino molto isolato nel centro città». E aggiunge che piantare molte specie diverse migliora anche il suolo e il valore ricreativo del giardino. Lo stesso Frey, già nel progetto BetterGardens, ricordava che «il nostro set di dati sulla biodiversità di superficie è uno dei più grandi al mondo raccolto in giardini urbani»: un patrimonio di osservazioni che oggi conferma quanto i piccoli spazi verdi siano utili, ma non autosufficienti.
Bettergardens
RSI New Articles 26.03.2018, 09:27
Per i cittadini il messaggio è chiaro. La prima misura è aumentare la varietà, scegliendo specie indigene e fioriture distribuite lungo tutta la stagione. La seconda è diminuire l’intensità della manutenzione: sfalci meno frequenti, prati estensivi, zone lasciate incolte ai margini, rinuncia a pesticidi e fertilizzanti, legno morto lasciato in piedi o al suolo, siepi miste, piccoli mucchi di rami, muri a secco e magari una pozza. In Ticino, la guida cantonale Clima e biodiversità in città insiste proprio su suoli permeabili, prati e aiuole estensivi, siepi miste, patrimonio arboreo, acqua trattenuta e riusata. Le strategie cantonali più recenti sul tema ricordano inoltre, che salvaguardare gli insetti significa proteggere habitat, microhabitat e continuità ecologica, non solo impiantare elementi ornamentali.
Verde urbano
Il giardino di Albert 05.05.2024, 18:05
Agli enti pubblici spetta però il compito decisivo: passare dalla somma di buone intenzioni private a una vera infrastruttura ecologica urbana. Vuol dire proteggere e collegare parchi, scarpate, filari, corsi d’acqua, margini stradali, tetti verdi e superfici non impermeabilizzate; inserire criteri per biodiversità e qualità paesaggistica nei regolamenti edilizi; ridurre lo sfalcio dove possibile; conservare alberi maturi e microhabitat; contrastare le neofite invasive. È la direzione indicata sia dall’UFAM, con i modelli per Cantoni e Comuni, sia dal Cantone Ticino, che nel 2025 ha rafforzato il proprio impegno finanziario sulla biodiversità e ha pubblicato nuove strategie congiunte tra Ufficio della natura e del paesaggio e Museo cantonale di storia naturale, compresa quella dedicata agli insetti acquatici più minacciati, cioè effimere, plecotteri e friganee (che da noi si chiamano anche comunemente portasassi) . Non è teoria: nei pomeriggi informativi del 2025 per i Comuni ticinesi sono stati presentati progetti su biodiversità e verde costruito in diversi comuni, segnale che gli strumenti esistono già e possono essere replicati.

La sfida delle grandi città (qui Zurigo vista dall'Uetliberg) è quella di portare la biodiversità e i benefici servizi ecosistemici fino nel cuore dell'area urbana.
La lezione finale dello studio WSL, insomma, è semplice: i fiori servono, ma da soli non bastano. Per aumentare la biodiversità urbana bisogna restituire continuità ecologica alla città, metro dopo metro, dal balcone al piano regolatore. E in un Cantone urbanizzato come il Ticino, dove esistono già guide pratiche, strategie tecniche e progetti comunali pilota, la sfida non è più capire che cosa fare, ma farlo davvero.








