Ambiente

Troppa luce di notte: la fauna urbana ne risente

In Svizzera l’illuminazione notturna influenza la fauna selvatica, ma la popolazione è pronta a fare spazio al buio. Scopriamo come

  • Oggi, 09:10
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Di: Il giardino di Albert / Christian Bernasconi 

La biodiversità in città è sottoposta a sempre maggiori pressioni. L’espansione delle aree costruite frammenta gli habitat, mentre il cambiamento climatico porta con sé ondate di calore e canicole più intense e frequenti. Fattori che modificano la disponibilità di acqua e rifugi, costringendo molte specie animali ad adattare i propri comportamenti o a spostarsi verso ambienti più favorevoli.

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Ritorna la canicola

Il Quotidiano 04.07.2026, 19:00

Quando si parla di tutela della fauna urbana, l’attenzione si concentra spesso sulle condizioni diurne, come la temperatura o l’esposizione al sole. Ma anche la notte svolge un ruolo fondamentale. L’illuminazione artificiale trasforma sempre più spesso la notte urbana in una sorta di crepuscolo costante. Questo fenomeno, noto come inquinamento luminoso, ha un’influenza sulla vita di molte specie animali, oltre che sulla nostra. La luce artificiale notturna è un fattore ambientale spesso sottovalutato, ma sempre più rilevante per la conservazione della biodiversità nelle città.

Per capire come l’illuminazione artificiale influenzi gli animali nelle città svizzere e per analizzare come cittadine e cittadini percepiscano questo fenomeno, l’associazione SWILD e il WSL (l’Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio) hanno condotto uno studio interdisciplinare su mandato dell’Ufficio federale dell’ambiente (UFAM). I risultati del rapporto finale “Lebendige Nacht” (Notte Viva) aprono una nuova prospettiva sulla gestione del buio nei centri urbani svizzeri.

Chi vive in città e l’effetto della luce artificiale

Il gruppo di ricerca ha monitorato la presenza e l’attività di due gruppi animali molto importanti per gli ecosistemi: i pipistrelli e i piccoli mammiferi come ricci, toporagni, topi selvatici, eccetera. Lo studio ha coperto 112 siti distribuiti in maniera capillare nelle città di Losanna, San Gallo e Zurigo.

I risultati mostrano che la biodiversità urbana è ancora presente, ma in genere il numero di avvistamenti di animali selvatici diminuisce con l’aumentare delle fonti luminose. A Losanna e San Gallo sono state rilevate 15 specie di pipistrelli e 5 specie di piccoli mammiferi, con la composizione delle specie che varia da una città all’altra. Nei centri abitati, in media, si trova circa il 70% delle specie diffuse nelle zone rurali regionali. Tra queste vi sono anche specie rare e minacciate, dimostrando quanto i centri abitati siano ricchi di specie e diversificati.

La luce notturna non colpisce tutte le specie allo stesso modo. Ricercatrici e ricercatori sottolineano che l’illuminazione artificiale agisce come un vero e proprio filtro ecologico. Animali particolarmente sensibili alla luce (come alcune specie di pipistrelli) sono letteralmente esclusi dalle superfici illuminate e, a causa della luce, subiscono una massiccia perdita di habitat. Altre specie invece, come i topi selvatici o i toporagni, riescono a muoversi anche in aree con forte inquinamento luminoso, ma solo se sono presenti delle strutture vegetali fitte (come siepi, cespugli, prati alti) che offrono agli animali una schermatura fisica della luce e una protezione visiva dai predatori.

Animali sì, ma non nel mio giardino

La seconda parte dello studio si è concentrata sulla dimensione sociale del fenomeno, coinvolgendo un gruppo di cittadini e cittadine delle tre città prese in considerazione. I risultati rivelano un curioso paradosso. Il 78% degli intervistati ritiene che gli animali notturni siano un arricchimento per la città e l’83% di essi reputa importante la loro protezione. L’accettazione varia molto in base alla specie considerata: ricci e pipistrelli sono generalmente più amati rispetto a faine e topi selvatici.

Tuttavia, quando si chiede dove questi animali dovrebbero effettivamente vivere, la maggioranza ha risposto “fuori città”. Cittadini e cittadine desiderano proteggere la fauna selvatica, ma sembra preferiscano mantenerla lontana dalle proprie abitazioni.

Sicurezza ed ecologia

La ricerca indica che la popolazione è consapevole degli effetti negativi dell’inquinamento luminoso sulla salute umana, sugli animali e sui consumi energetici. La luce artificiale in città è valutata positivamente quasi esclusivamente per il senso soggettivo di sicurezza: il 74,6% ritiene infatti che contribuisca positivamente a non aver paura di notte. Tuttavia, nonostante il desiderio di sicurezza, quasi la metà delle persone coinvolte nello studio ritiene che nelle città svizzere ci sia troppa luce artificiale.

I partecipanti si dicono ampiamente favorevoli a misure di riduzione, ma alcune soluzioni riscuotono maggiore successo di altre. I sensori di movimento sono la misura in assoluto più apprezzata: la luce si accende solo quando serve. Un’idea che piace con un valore che varia dal 70,6% all’80,3% degli intervistati. Anche lo spegnimento parziale delle luci durante la notte è ben accettato. Circa due terzi dei cittadini sarebbero favorevoli a spegnere l’illuminazione nelle ore centrali della notte. Inoltre, l’80,4% dei partecipanti allo studio è favorevole allo spegnimento delle insegne pubblicitarie e il 60,6% concorda sullo spegnimento dei fari che illuminano gli edifici storici.

Le raccomandazioni per il futuro

Quando si tratta di passare all’azione, gli esperti di SWILD e WSL sottolineano che, nonostante Comuni e Cantoni debbano assumersi certe responsabilità per favorire il cambiamento, il ruolo dei privati è fondamentale. Moltissimi punti luce superflui si trovano proprio nei giardini privati o nelle aree commerciali. Per questo motivo, il rapporto suggerisce ai Comuni di creare sistemi di incentivi e guide pratiche per aiutare i proprietari di case a gestire l’illuminazione privata in modo più sostenibile.

Il rapporto, che, come sottolineato dagli stessi autori presenta alcune limitazioni e andrebbe approfondito, propone alcune raccomandazioni concrete per conciliare le esigenze umane con quelle ecologiche:

COSA FARE

Creare dei corridoi bui: integrare la pianificazione dell’oscurità nei piani regolatori comunali (ad esempio attraverso i piani della luce urbana), proteggendo le vie di transito dei pipistrelli e di altri animali notturni.

Applicare il principio di precauzione: limitare l’illuminazione pubblica e privata allo stretto necessario dal punto di vista tecnico e operativo, evitando dispersioni verso l’alto o verso aree verdi.

Sfruttare la vegetazione: piantare siepi e arbusti fitti vicino alle fonti di luce inevitabili per creare zone d’ombra a terra, offrendo così delle zone di buio ai piccoli mammiferi.

Coinvolgere la popolazione: progettare le riduzioni di luce insieme ai residenti, tenendo conto delle esigenze delle persone con disabilità visive e identificando percorsi alternativi illuminati per garantire la sicurezza di tutti.

La sfida per le città del futuro è chiara: non si tratta di far piombare i centri urbani nel buio totale, ma di imparare a illuminare con intelligenza, restituendo alla natura lo spazio e il tempo della notte.

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