A largo del Capo di Buona Speranza vive una delle popolazioni di mammiferi marini più importanti al mondo. Megattere, balene franche australi, balenottere di Bryde, orche, capodogli e delfini rendono il Sudafrica uno dei luoghi ideali per l’osservazione di mammiferi marini e uno spazio pregiato per la conservazione di queste specie. Animali che ora devono fare i conti con una nuova minaccia: l’aumento di navi commerciali in transito attraverso i loro habitat.
Il giorno delle balene
Il giardino di Albert 02.06.2024, 18:05
Lo studio
A lanciare l’allarme è un recente studio presentato in occasione di una riunione della Commissione Baleniera Internazionale (IWC), istituzione di 88 Stati membri (la Svizzera ne fa parte con un rappresentante dell’Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria) che disciplina la caccia alle balene a livello internazionale.
Tra il 1° marzo e il 24 aprile 2026 una media di venti navi commerciali ha circumnavigato il Capo di Buona Speranza ogni giorno, rispetto alle sei registrate nello stesso periodo del 2023. Un numero più che triplicato in soli tre anni, secondo i dati della piattaforma PortWatch del Fondo Monetario Internazionale, basati sui segnali GPS delle navi.
https://rsi.cue.rsi.ch/info/natura-e-animali/Balene-e-delfini-giocano-tra-loro--3066021.html
Una nuova rete di scambi commerciali
A spiegare questo cambio di rotta non è solo la chiusura dello stretto di Hormuz, iniziata il 28 febbraio 2026 con l’attacco sferrato da Israele e Stati Uniti all’Iran. La corsa alla ricerca di vie alternative inizia a partire dal 2023, quando i gruppi ribelli Houti in Yemen hanno iniziato ad attaccare e sequestrare le imbarcazioni in transito sul Mar Rosso, rendendo il passaggio da queste zone estremamente pericoloso per le compagnie. Risultato: oggi il 70% del traffico merci attraverso il Canale di Suez è stato reindirizzato attraverso il Capo di Buona Speranza.

La nuova mappa del traffico marittimo globale ha spinto gli scienziati in seno alla Commissione Baleniera Internazionale a prendere posizione per denunciare l’aumento esponenziale del rischio di collisioni tra le navi e le balene in Sudafrica. Gli impatti accidentali oggi vengono considerati la principale minaccia non naturale per i grandi cetacei, e il fenomeno, dicono gli esperti, è difficile da quantificare, perché dopo la morte provocata da una collisione le balene finiscono sul fondo degli oceani. Le balene, dal canto loro, non sono consapevoli del pericolo, perché spesso distratte dalla necessità di nutrirsi. In molti casi, i marinai a bordo di grandi navi non si accorgono nemmeno di aver urtato una balena, anche se l’impatto può provocare danni alle imbarcazioni.
Come proteggere i grandi cetacei?
Il problema non riguarda solo il Sudafrica. Secondo uno studio dell’American Association for the Advancement of Science (AAAS) apparso su Science, il 92% degli habitat dei cetacei si sovrappone alle rotte di navigazione. Ecco perché gli esperti suggeriscono che una delle soluzioni per mitigare questo pericolo risieda nell’identificazione di rotte alternative. Spesso piccole deviazioni possono diminuire il rischio di impatto fino al 50%.
Nel 2022 la svizzera MSC è stata la prima grande compagnia di navigazione ad aver dirottato le rotte delle proprie navi, in questo caso lungo la costa occidentale della Grecia, per ridurre il rischio di collisione con i capodogli. Una coalizione di ONG che opera nel Mediterraneo, riferendosi alla Grecia ha detto che “se tutte le navi che utilizzano quest’area apportassero questi piccoli aggiustamenti, il rischio di collisioni con le navi per i capodogli si ridurrebbe di quasi il 75%”.
Storie - Kill Krill
RSI La RSI 17.09.2025, 16:24
Il World Shipping Council, principale associazione di categoria che rappresenta l’industria globale del trasporto marittimo, fornisce ai pianificatori delle rotte commerciali una lista di aree sensibili, dove si raccomanda di diminuire la velocità per limitare l’inquinamento acustico e di segnalare gli avvistamenti tramite GPS. La decisione di evitare le aree protette rimane attualmente su base volontaria, e nel Sud dell’Africa le misure rimangono meno rigide rispetto ad altre regioni del mondo. Queste raccomandazione sono contenute anche nel piano strategico della Commissione baleniera internazionale che mira entro il 2032 a risolvere il problema delle collisioni con balene (“ship strikes”, in inglese). Si punta, oltre alla formazione, anche allo sviluppo di tecnologie di rilevamento e allerta - come sistemi acustici, modelli predittivi e app per i marittimi - per supportare l’evitamento attivo.
Insomma, se da una parte la nostra economia non può fare a meno degli scambi commerciali marittimi, dall’altra studiare gli spazi vitali e i movimenti dei grandi cetacei, specie migratorie che non conoscono confini politici, potrà aiutarci a meglio capire come proteggere questi fragili ecosistemi condivisi.
Articolo legato a Setteventi (Rete Uno) del 19.05.2026, ore 07:20









