Ambiente

Foreste svizzere: siccità e calore creano danni permanenti 

Uno studio del WSL rivela che la colorazione marrone delle foglie in estate a causa del caldo non è una strategia di difesa degli alberi, ma una lesione irreversibile 

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  • 38 minuti fa
Foglie di quercia danneggiate dal caldo e dalla siccità durante un'esperimento controllato del WSL

Foglie di quercia danneggiate dal caldo e dalla siccità durante un'esperimento controllato del WSL

  • @Yann Vitasse (WSL)
Di: Il giardino di Albert / Christian Bernasconi 

Con l’aumento globale delle temperature, i boschi svizzeri e di tutto il mondo sono sempre più sotto pressione, colpiti ad esempio con maggiore frequenza dagli incendi.

01:11

Radiogiornale delle 07.00 del 06.07.2026 - Incendi in Europa: il servizio di Annalisa Cappellini

RSI Info 06.07.2026, 08:19

Le estati sempre più calde e secche hanno anche altre conseguenze visibili a occhio nudo: le chiome degli alberi caducifoglie tendono a perdere il loro colore verde molto prima del dovuto. Nel 2018, ad esempio, i faggi nella regione di Sciaffusa e di altre regioni svizzere si presentavano già completamente marroni a metà agosto.

Fino ad oggi, la comunità scientifica si è interrogata su un dilemma fondamentale: gli alberi perdono le foglie in modo controllato per risparmiare acqua, cioè mettendo in campo un processo di difesa attivo, o perché subiscono un danno diretto a causa del calore?

Una recente analisi pubblicata sulla prestigiosa rivista Nature Climate Change da un gruppo di ricerca del WSL, l’Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio, fa luce su questo interrogativo, lanciando un chiaro segnale d’allarme.

Nessun recupero dei nutrienti, ma un danno permanente

In Svizzera, i danni estivi da calore estremo sulle foreste erano storicamente rari. Quando si verificò il caso di Sciaffusa nel 2018, molti ecologi forestali ipotizzarono che i faggi stessero semplicemente anticipando la cosiddetta senescenza fogliare, vale a dire il normale processo autunnale.

In autunno, infatti, gli alberi si preparano al riposo invernale recuperando i nutrienti preziosi dalle foglie prima di lasciarle cadere. Tuttavia, la primavera seguente ha rivelato una realtà ben diversa: molti di quei faggi non sono riusciti a produrre delle nuove gemme, segno che avevano subito lesioni profonde e non un semplice “letargo anticipato”.

L’imprecisione dei satelliti e i modelli climatici a rischio

Per monitorare lo stato di salute dei boschi e la loro capacità di assorbire CO₂, gli scienziati utilizzano il rilevamento satellitare, che misura il livello di verde delle chiome dallo spazio.

Tuttavia, i modelli attuali faticano a distinguere tra due fenomeni biologicamente opposti, cioè la senescenza naturale e le bruciature fogliari. Nel primo caso si tratta di un processo biologico programmato e reversibile l’anno successivo; nel secondo di lesioni fisiche e irreversibili causate dallo stress termico.

Entrambi i fenomeni colorano i boschi di marrone, ma le conseguenze per l’ecosistema sono molto diverse. Se le foglie bruciano prima che l’albero possa recuperarne i nutrienti, la pianta si indebolisce. Se il fenomeno si ripete per più anni consecutivi, la capacità delle foreste di crescere, regolare il ciclo dell’acqua e immagazzinare carbonio rischia di diminuire drasticamente. Come indicato dagli autori dello studio: “se questi due processi vengono confusi, i modelli climatici perdono affidabilità e la resilienza delle foreste di fronte agli estremi meteo rischia di essere sovrastimata”.

Una combinazione pericolosa per il patrimonio forestale

Come sottolinea Yann Vitasse, capo progetto presso il WSL ed esperto di dinamiche stagionali degli alberi, il riscaldamento globale sta accelerando questi processi: “le ondate di calore e la siccità costituiscono una combinazione esplosiva per le foreste. È una tendenza davvero allarmante”.

Per evitare previsioni troppo ottimistiche sulla salute delle foreste, gli autori dello studio chiedono con urgenza nuovi esperimenti controllati, perché ritengono che solo definendo con precisione le soglie fisiologiche oltre le quali le foglie subiscono danni irreversibili sarà possibile aggiornare i modelli climatici e proteggere il patrimonio forestale svizzero ed europeo.

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