Tra le organizzazioni non governative (ONG) attive nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania regna incertezza in merito al loro futuro. Lo scorso marzo lo Stato di Israele le aveva infatti invitate a ripresentare la richiesta di autorizzazione per lavorare in quelle zone. E nei moduli erano presenti due novità importanti, a cui non tutte le organizzazioni si sono però adeguate: la richiesta di astenersi da azioni e dichiarazioni che avrebbero delegittimato lo Stato di Israele, e l’invito a fornire dati sensibili sugli operatori palestinesi.
Nei confronti di 37 ONG sarebbe nel frattempo stato deciso un divieto di operare, che avrebbe dovuto scattare domenica 1° marzo. Ma per ora la vicenda resta in sospeso: venerdì la Corte suprema israeliana ha infatti concesso una proroga alle ONG che avevano rifiutato di allinearsi alle nuove richieste del governo dello Stato ebraico. Si tratta di una misura cautelare “temporanea”, pertanto le ONG restano nell’incertezza.
Tra queste si conta ActionAid: “Come tutti, abbiamo letto le notizie sui giornali: 37 organizzazioni, tra cui probabilmente anche noi, non avranno più la possibilità di operare nei Territori palestinesi, in particolare a Gaza” afferma Katia Scannavini, co-segretaria generale di ActionAid Italia, interpellata dal Telegiornale della RSI. E aggiunge che per ora la decisione diffusa dai media non è ancora stata ufficialmente notificata: “Siamo quindi in attesa di ricevere la comunicazione. Noi stiamo comunque continuando a lavorare e a portare avanti le nostre attività, anche con le piccole associazioni locali”.
Un’attività che prosegue in un contesto difficile. “Al momento la situazione nella Striscia di Gaza è molto complicata, direi catastrofica” dice alla RSI Alaa Abusamra, project manager di ActionAid Gaza. “Purtroppo la maggior parte della popolazione, 1,8 milioni di persone, ha bisogno di tutto: cibo, acqua, case. Per esempio, se parliamo dell’acqua, la maggior parte dell’impianto idrico della Striscia è distrutto, quindi stiamo provvedendo al meglio, come possiamo, in base ai beni disponibili sul territorio”.
Oltre ai beni primari, ActionAid agisce sul territorio fornendo supporto psicologico alle donne e ai bambini, e rendendo la popolazione più consapevole rispetto ai propri diritti. “Questo tipo di decisioni che sta prendendo il Governo israeliano, di fatto porterà tantissime persone presenti a Gaza a non poter più accedere agli aiuti umanitari” sottolinea Scannavini. E avverte: “Ciò che noi facciamo, che fanno tutte le organizzazioni no-profit, sarà molto più limitato e circoscritto a una porzione molto più definita di popolazione, proprio perché non riusciremo a raggiungere i numeri che siamo riuscendo a raggiungere ora”.
Al Telegiornale un cittadino di Gaza conferma: “Riusciamo a vivere grazie all’aiuto delle organizzazioni internazionali. Se queste organizzazioni non dovessero più operare qui a Gaza, sarebbe la fine, soprattutto per le persone più fragili, per chi ha perso la casa , chi è senza a acqua e cibo. Qui non c’è più niente e la situazione peggiora sempre di più”.

MSF deve lasciare Gaza
Telegiornale 02.02.2026, 12:30










