L’azienda friburghese Cremo, secondo trasformatore di latte in Svizzera, attraversa un periodo difficile: da sei anni la cooperativa accumula perdite e fatica a invertire la tendenza, in particolare a causa della produzione di latte in polvere, un’attività considerata poco redditizia.
Gli azionisti si sono riuniti giovedì per un’assemblea generale a porte chiuse. Mentre i conti restano in rosso per il sesto anno consecutivo, crescono le preoccupazioni sul futuro dell’azienda.
Un ruolo strategico ma costoso
Cremo trasforma un’ampia gamma di prodotti lattiero-caseari: latte, panna, burro, formaggi, yogurt, ma anche latte in polvere. Proprio quest’ultimo, ottenuto dalla lavorazione delle eccedenze di latte, è al centro delle difficoltà finanziarie dell’azienda. Storicamente, Cremo svolge infatti un ruolo di “regolatore” in un mercato nazionale saturo, assorbendo i surplus di produzione per trasformarli in burro o latte in polvere, prodotti che possono essere stoccati.
Tuttavia, il latte scremato in polvere è considerato poco redditizio da numerosi osservatori. I costi di produzione elevati, la concorrenza internazionale e le spese di stoccaggio pesano in modo significativo sui conti della cooperativa.
Pierre-André Tombez, ex presidente dell’organizzazione contadina Uniterre, sottolinea ai microfoni di RTS che “la produzione di latte in polvere non è interessante dal punto di vista economico e può essere sostenuta solo con latte a bassissimo costo o con aiuti federali”. Tali sovvenzioni, di cui Cremo beneficiava in passato, sono state eliminate negli anni 2000.
Di fronte a queste critiche, Cremo sostiene tuttavia che la produzione di latte in polvere sarebbe oggi tornata redditizia, anche se non sono stati comunicati dati precisi. Il portavoce Alex Segovia evoca in particolare la crescita del mercato delle proteine del latte, trainato da una domanda in aumento legata alla nutrizione, alla salute e alle prestazioni sportive.
Il servizio del 19h30 (RTS, 11.06.2026)
Una situazione preoccupante
Nonostante queste prospettive, la situazione di Cremo resta fragile. Lo scorso anno l’azienda ha chiuso nuovamente in perdita. Ha inoltre dovuto eliminare parte della produzione di latte in polvere inviandola a un impianto di biogas: la data di scadenza si avvicinava e non era più possibile venderlo, nemmeno a prezzi ridotti.
Oltre alle difficoltà legate al latte in polvere, vengono segnalati anche altri problemi strutturali. Secondo diverse fonti, l’azienda soffre di una carenza di investimenti, delle partenze di quadri esperti e della chiusura di alcune linee produttive. Anche il portafoglio prodotti è ritenuto meno diversificato rispetto a quello di Emmi, leader svizzero-tedesco del settore.
Le spiegazioni di Julien Bangerter (Forum, RTS, 11.06.2026)
Vitale per l’agricoltura svizzera
Nonostante le difficoltà, Cremo resta un attore imprescindibile per l’agricoltura svizzera. Anne Chenevard, presidente della cooperativa Fairswiss, ricorda che l’azienda svolge un ruolo essenziale nella raccolta del latte, in particolare presso i piccoli produttori e nelle regioni periferiche. “Senza Cremo, alcune regioni perderebbero i loro produttori di latte”, sottolinea.
Questa importanza strategica è evidenziata anche da Michel Bonjean, presidente della Federazione lattiera vallesana: “Se Cremo crolla, crolla l’industria lattiera svizzera. Non abbiamo scelta: bisogna tirarla fuori da questa situazione, e farlo rapidamente”.
Una risposta politica attesa
Consapevoli della posta in gioco, i deputati friburghesi hanno chiesto al Consiglio di Stato una valutazione urgente della situazione di Cremo e la creazione di una commissione incaricata di esaminarne il futuro. Il Governo dovrebbe presentare le sue conclusioni entro le prossime due settimane.
Nel frattempo, Cremo continua ad attingere ai propri fondi, che si stanno progressivamente assottigliando. I vertici confidano che la nuova strategia possa consentire all’azienda di tornare nelle cifre nere entro il 2027.
Resta però l’incertezza. Se Cremo non dovesse riuscire a risollevarsi, le conseguenze potrebbero essere pesanti per l’intera industria lattiera svizzera e per il tessuto economico friburghese.










