Studio

Chi cura pensa più spesso al suicidio

Tra gli operatori sanitari e sociali in Svizzera il rischio di suicidio è quattro volte più elevato rispetto al resto della popolazione

  • Un'ora fa
Secondo i ricercatori sono necessari un aiuto proattivo e strutture di sostegno

Secondo i ricercatori sono necessari un aiuto proattivo e strutture di sostegno

  • iStock
Di: Pascale Defrance (RTS)/sf 

Medici, infermieri, assistenti sociali o psicologi in Svizzera presentano un rischio di suicidio nettamente maggiore rispetto al resto della popolazione, secondo il primo studio del genere condotto in Svizzera. Alla ricerca, condotta dalla Scuola universitaria professionale di Friburgo, hanno partecipato oltre 3’000 professionisti del settore sanitario e sociale attivi nei Cantoni di Friburgo, Neuchâtel, Vaud, Zurigo, Ticino, Vallese e Berna.

Tra i partecipanti, l’1,4% ha affermato di aver tentato di togliersi la vita nel corso dell’anno precedente allo studio. Si tratta di un tasso quattro volte superiore a quello della popolazione generale, rileva la ricerca diretta dalla professoressa Dolores Angela Castelli Dransart.

“Questa tematica è occultata e stigmatizzata. I professionisti hanno paura di parlarne, temendo possibili conseguenze sulla loro carriera. È quindi essenziale aprire il dialogo, offrire aiuto in modo proattivo e creare delle strutture di sostegno” sottolinea la professoressa ai microfoni di RTS.

Il rischio di suicidio tra i professionisti della sanità e socialità (La matinale, RTS, 23.01.2026)

Gli operatori sanitari risultano particolarmente esposti e, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, le loro competenze professionali non rappresentano una difesa.

Castelli Dransart parla di un paradosso: “Chi deve prendersi cura degli altri, proprio per questo si trova in difficoltà. Sono costantemente confrontati con la sofferenza, talvolta con la violenza, fattori che possono essere un peso”.

Secondo la professoressa, prendersi cura di chi cura è indispensabile per “garantire una qualità delle cure per i pazienti e per l’intera società”. Lo studio sottolinea inoltre che il riconoscimento sul posto di lavoro, il sostegno nell’ambiente professionale e l’appoggio dei familiari hanno un ruolo determinante.

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