Lo scorso anno il commercio estero della Svizzera ha resistito bene a un contesto geopolitico instabile, con un aumento delle esportazioni dovuto in particolare alla forza del settore chimico-farmaceutico e alla domanda da Europa e Stati Uniti.
Nel 2025 le imprese svizzere hanno esportato merci per un valore di 287 miliardi di franchi, con un aumento nominale (non corretto per i prezzi) dell’1,4%. Le importazioni sono aumentate del 4,5% a 232,7 miliardi, secondo i dati diffusi dall’Ufficio federale delle dogane e della sicurezza delle frontiere (UDSC).
Le spedizioni verso l’Asia hanno dal canto loro subito un rallentamento. Il commercio estero elvetico ha chiuso perciò l’anno con un surplus di 54,3 miliardi in calo del 10% rispetto al 2024.
È stato nuovamente il settore dei prodotti chimici e farmaceutici (+2,2%) a trainare gli scambi commerciali della Confederazione, registrando tuttavia un rallentamento dopo la forte crescita del 2024. Il settore delle macchine, dell’elettronica e degli apparecchi ha invece subito un calo (-0,6%), come ha precisato giovedì l’UDSC. Nel settore del lusso, l’orologeria (-1,7%) ha continuato la sua flessione, mentre la gioielleria (+6%) ha registrato un’accelerazione.
L’Europa ha continuato a svolgere il suo ruolo di primo cliente degli esportatori svizzeri con vendite pari a 147,2 miliardi di franchi (+1,9%) verso l’Unione Europea. Anche le spedizioni dirette verso il Nord America (+3,8%) e il Sud America (+3,1%) hanno registrato un’accelerazione, mentre le esportazioni verso l’Asia hanno subito un calo (-1,9%), principalmente verso la Cina (-6,1%), il Giappone (-4%) e Hong Kong (-8,5%).
RG delle 12.30 del 28.01.26, il servizio di Marzio Minoli
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