La crisi economica e i piani adottati dai quasi tutti i paesi europei per riequilibrare le finanze pubbliche stanno mettendo a dura prova il mercato del lavoro, un po’ ovunque.
In Spagna, nel terzo trimestre dell’anno, la disoccupazione ha toccato il tasso record del 25%, raggiungendo così la poco invidiabile situazione greca. Stando a quanto reso noto dall’Istituto nazionale di statistica spagnolo si tratta del livello più alto registrato dal 1976 e dal ritorno della democrazia, dopo la morte di Francisco Franco.
Torna l'emigrazione
La situazione nel paese è talmente grave che, secondo i dati diffusi dalle autorità di Madrid, un cittadino iberico su cinque vive al di sotto della soglia di povertà, ovvero con meno di 7’355 euro l'anno. Non solo, chi può tenta la strada dell’emigrazione, pur di trovare un lavoro. Dal primo gennaio del 2011 i cittadini che hanno lasciato il paese sono quasi un milione e nei primi nove mesi del 2012 il loro numero ha raggiunto quota 420’000.
Gallery image - Un quarto degli spagnoli è disoccupato
Scenario simile un po' ovunque
Il difficile momento congiunturale non risparmia neppure paesi economicamente più forti. In Francia, ad esempio, stando agli ultimi dati del Ministero del lavoro in settembre il numero dei disoccupati ha conosciuto l'aumento più forte dall'aprile 2009, con 46'900 nuovi iscritti agli uffici di collocamento. Nel solo territorio della Francia metropolitana, lo scorso mese i cittadini alla ricerca di un impiego erano oltre tre milioni.
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Situazione analoga, seppure con sfumature differenti, pure in Italia dove il tasso degli occupati continua ad erodersi mese dopo mese, soprattutto nel Mezzogiorno, dove la possibilità di trovare un impiego, soprattutto tra le ragazze, è una vera chimera. Stando ai dati più recenti dell'ISTAT, infatti, il tasso di giovani tra i 15 e i 29 anni che vantano un'occupazione è sceso al 16,9% , vale a dire che meno di due persone su dieci può vantare un contratto di lavoro.






