“Mancano gli elementi” per definire gli atti commessi dalla cosiddetta banda dei falsi postini come “una tentata rapina”, poiché non sono state trovate armi, “gli imputati non volevano usare violenza” e manca un vero piano d’azione . Al limite si potrebbe parlare della preparazione di un furto.
Questa in sintesi la tesi delle arringhe dei tre difensori che non hanno avuto tempo di esprimersi mercoledì. Gli interventi delle difese nel processo alle correzionali di Lugano a carico dei cinque napoletani e dell’italiano residente in Ticino che volevano fare un colpo al centro logistico della Posta di Pazzallo si sono concluse con la richiesta di proscioglimento dalle accuse principali. Le difese hanno inoltre sottolineato come l'inchiesta svizzera sarebbe stata condizionata dalle prime informazioni arrivate da Trento, dove i campani sono accusati di aver svaligiato un portavalori.
Mercoledì il procuratore pubblico Moreno Capella aveva chiesto per tutti gli imputati due anni di carcere (da espiare per due delle sei persone comparse alla sbarra).
Alla conclusione della vicenda giudiziaria svizzera i cinque napoletani saranno consegnati alle autorità italiane. Nessuno dei partenopei si è opposto all’estradizione. Il giudice Claudio Zali dovrebbe esprimersi nel pomeriggio.
Paolo Beretta
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