Nuri al Maliki ha accusato mercoledì la regione autonoma del Kurdistan iracheno di dare rifugio agli insorti sunniti che un mese fa hanno dato inizio a un’offensiva che ha permesso loro di appropriarsi di larghe zone del paese.
“È diventato un quartier generale dello Stato Islamico (IS), di Al Qaeda e del partito Baas (il partito dell’ex dittatore Saddam Hussein, NdR)”, ha dichiarato il premier alla televisione, senza però fornire prove.
Un’affermazione che appare svincolata dalla realtà. Per ora il Kurdistan si è impegnato a lottare contro l’IS, tentando di difendere la città petrolifera di Kirkuk. Nel caos creato dai qaedisti, il presidente della regione autonoma Barzani ha però ribadito le sue mire territorialità e la volontà di indipendenza. Dichiarazioni bocciate a suo tempo da al Maliki e da Washington.
Tensioni settarie
La ribellione ha fatto crescere drammaticamente le tensioni tra la maggioranza sciita e la minoranza sunnita. Questo sembra anche trovare conferma nel ritrovamento, avvenuto sempre mercoledì, dei cadaveri di 50 persone, giustiziate sommariamente in una zona agricola a sud di Baghdad.
reuters/afp/ZZ-AlesS




