PROTESTE IN IRAN

Almeno 35 i morti, la polizia entra negli ospedali

Già 1’200 i fermati, secondo fonti del dissenso - Tra i morti quattro bambini - Il presidente ordina un’inchiesta

  • 6 gennaio, 15:31
  • 6 gennaio, 16:48
Negozi chiusi per le proteste al bazar di Teheran

Negozi chiusi per le proteste al bazar di Teheran

  • Keystone
Di: AP/REUTERS/ATS/MgR 

È di almeno 35 morti il bilancio delle vittime nelle violenze legate alle proteste antigovernative in Iran, proteste che non accennano a fermarsi. Lo riferiscono fonti vicine ai dimostranti.

Secondo le stesse fonti oltre 1’200 persone sono state arrestate e tra i morti ci sarebbero quattro bambini e due membri delle forze di sicurezza.

Oggi la polizia iraniana ha sparato gas lacrimogeni contro manifestanti e negozianti che protestavano e scioperavano per il decimo giorno consecutivo, in particolare al Gran Bazar e nei mercati di diverse aree di Teheran. Gli scioperi continuano anche in altre città, come Shahr-e Kord, Shiraz, Kovar, Yazdanshahr e Isfahan.

Video pubblicati dal sito Iran International (che ha sede a Londra e non è controllato dallo Stato iraniano) mostrano che la polizia ha sparato gas lacrimogeni anche all’interno della stazione della metropolitana di Khordad-15, vicino al Gran Bazar, e nelle cabine della metropolitana, dove si trovavano anche dei bambini.

L’agenzia di stampa semiufficiale FARS ha riferito lunedì che circa 250 agenti e 45 membri delle forze volontarie sono rimasti feriti. Video mostrano le forze di sicurezza che fanno irruzione nell’ospedale di Ilam, a 515 chilometri da Teheran, aprendo il fuoco e uccidendo manifestanti feriti.

Il governo apre un’indagine

ll presidente iraniano Masoud Pezeshkian, considerato un esponente moderato del regime, ha incaricato il ministero degli Interni di formare una squadra speciale per un’indagine approfondita su quanto accaduto. La presidenza ha anche riconosciuto essersi verificato un “incidente” in un ospedale nella città di Ilam”.

L’autorità suprema in Iran non è del presidente, carica civile, ma della “guida suprema”, l’ayatollah (alto esponente del clero sciita) Ali Khamenei. Alcuni servizi, come i guardiani della rivoluzione o la televisione pubblica, sono controllati direttamente dalla guida.

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Notiziario 06.01.2026, 15:00

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