Ci sono ferite che rimangono aperte a 50 anni dal golpe militare, ma allo stesso tempo c’è un Paese, l’Argentina, che ha saputo processare e condannare i responsabili di una dittatura permettendo così, caso più unico che raro, la costruzione collettiva della memoria, della verità e della giustizia. Mezzo secolo dopo il golpe dei generali Videla e Massera, a Buenos Aires si scende in piazza per ricordare le vittime di una delle peggiori tragedie del Novecento.
Il Governo di Javier Milei non partecipa alle celebrazioni ufficiali, per il presidente libertario quelli che lui chiama gli eccessi del regime furano una sorte di “male necessario” da inquadrare nella guerra ai gruppi armati guevaristi che cercavano di imporre il comunismo nel paese sudamericano. La scrittrice argentina Claudia Piñeiro, autrice di diversi romanzi tradotti anche in italiano, non approva questa visione e rivendica il ruolo centrale dei processi che hanno permesso di stabilire la verità su quanto succedeva nei lager del regime. Una giustizia che non è stata fatta, ad esempio, negli altri paesi del Sudamerica.

La scrittrice argentina Claudia Piñeiro rivendica il ruolo centrale dei processi che hanno permesso di stabilire la verità su quanto succedeva nei lager del regime
“Più di mille militari e civili responsabili sono stati processati e condannati, molti di loro sono in carcere o agli arresti domiciliari, altri sono morti. Sono stati puniti per aver sequestrato, torturato e ucciso migliaia di persone. La giustizia è importante perché stabilisce una verità irrefutabile, è un macigno e un grande scudo di protezione davanti alle teorie assurde dei negazionisti di turno”.
Nonostante siano stati condannati e arrestati, i militari e i loro collaboratori non hanno mai parlato. Un patto di silenzio che continua ancora oggi e che ha complicato le ricerche dei resti dei desaparecidos. Eppure, anche qui, l’Argentina ha fatto passi da gigante e molto è stato scoperto su quei terribili anni...
“L’omertà degli assassini è uno degli aspetti più tragici di tutta questa vicenda. In questi giorni è stata scoperta una fossa comune con i resti di 12 desaparecidos; non erano ossa ma una catenina e altri effetti personali. Si sospetta che in quel centro di detenzione siano passati più di 500 prigionieri, ma chi sa, tace. Per fortuna ci sono gli organismi in difesa dei diritti umani che non si sono mai stancati di cercare la verità”.

Javier Milei brandisce una motosega durante una manifestazione elettorale
Il Governo di Javier Milei ha tagliato i fondi a queste associazioni e questo complica le cose, gli argentini come reagiscono a tutto ciò?
“Oggi questa non è la priorità per molta gente e posso capirlo. Il Governo ha tagliato i fondi per la ricerca e l’università, i sussidi all’educazione pubblica, i farmaci per le malattie rare o i tumori, ha congelato pensioni e borse di studio. Milioni di persone fanno fatica ad arrivare a fine mese, i problemi sono tanti”.
È stato lanciato un dibattito anche sul numero dei 30’000 desaparecidos, Milei sostiene sia stato gonfiato ad arte, da destra dicono che erano molti di meno...
“Può darsi che siano stati di meno ma non ha senso accettare questo tipo di dibattito, perché si fa il gioco di chi, in realtà, vuole negare tutto. Non importa se sono stati 30’000 o 20’000 o 12’000, sono comunque tantissimi. E per fortuna, grazie alla giustizia, nessuno oggi può negare quello che è successo. È come discutere sul numero degli ebrei uccisi dal nazismo. Non è questo il punto: l’importante è prendere coscienza di quello che è successo e fare tutto il possibile perché non accada mai più”.
La democrazia argentina oggi non corre pericolo?
“Penso di no. Un recente sondaggio dell’Università di Buenos Aires ha rivelato che solo il 7% degli argentini ha nostalgia dei militari. I giovani difendono l’importanza di vivere in democrazia. Certo, non possiamo dare mai nulla per scontato, per questo tanta gente scende ancora in piazza per ripudiare il golpe del 1976. La democrazia deve essere protetta, sempre e comunque”.

L’Argentina a 50 anni dal golpe
RSI Il mondo là fuori 20.03.2026, 15:30
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