Mondo

Donald Trump e il fantasma di Epstein che non se ne va

L’onda lunga del caso colpisce il Regno Unito e l’Europa e anche negli Stati Uniti continua a tenere banco

  • Ieri, 20:53
  • Un'ora fa
immagine
02:25

Scandalo Epstein, trema anche l'Europa

Telegiornale 09.02.2026, 20:00

Di: Massimiliano Herber, corrispondente RSI negli Stati Uniti

Uno stillicidio di nomi, un feuilleton a puntate, un contesto che ogni giorno pare più torbido ma meno comprensibile. Sono trascorsi dieci giorni dall’ultima pubblicazione degli Epstein Files e, mentre in Europa qualche testa ha iniziato a cadere, l’ampiezza delle rivelazioni sul mondo di Jeffrey Epstein continua a disorientare. Forse è inevitabile: i 3 milioni e mezzo di pagine, oltre 2’000 video e 180’000 immagini rilasciati dal Dipartimento di Giustizia statunitense prima di scandalizzare, stordiscono. E tanta trasparenza, paradossalmente, invece di chiarire, conferma ciascuno nelle proprie convinzioni.

A lungo gli Epstein files erano stati la bandiera politica del movimento MAGA e parte degli elettori di Donald Trump che da tempo volevano la loro verità contro il deep state, per sbugiardare una élite perversa, una rete di potere liberal-finanziaria-mediatica. Gli storici legami di amicizia con Epstein, li rendevano una mina politica per il Presidente che dopo mesi di resistenze, aveva sposato la linea improvvisa della glasnost.

Il rilascio massiccio di documenti si è trasformato in un caos mediatico, dove ognuno pare spiluccare la storia che più lo appassiona o disgusta. Oltre a Trump e Clinton, nel cerchio degli “amici degli amici di Jeffrey” vi sono molti insospettabili: Bill Gates, Noam Chomsky, Woody Allen, Elon Musk, Steve Bannon o il mago David Copperfield… Ritratto di un falò delle vanità newyorkese, di rapporti di amicizia o intimità esibiti, una rete di relazioni inquietanti, ma finora - è giusto sottolinearlo - soprattutto di legami sociali e finanziari, non necessariamente penali.

Quasi che con stupore, dopo anni di teorie del complotto e cospirazioni, ci si fosse scordati che Jeffrey Epstein non era “solo” un predatore sessuale, ma un uomo d’affari di grande influenza, con una rete di contatti in tutto il mondo. E che Ghislaine Maxwell - che condannata, si nasconde al Congresso dietro il quinto emendamento - in quanto figlia di Robert Maxwell, altra figura tanto potente quanto opaca - è stata anche un passe-partout sociale globale per il finanziere con legami anche coi servizi israeliani e russi.

Mentre in Europa, le rivelazioni hanno portato a dimissioni importanti - nel Regno Unito e in Francia - e facciano tremare governi e corone, negli Stati Uniti lo spettacolo di decadenza morale e di diffusa complicità sociale emersa con il caso Epstein interroga da un lato il Congresso, ma dall’altro rischia di allontanare sempre quell’America in crisi di fiducia nei confronti delle istituzioni, delusa dalla politica e che si sente lontana da Washington.

Un campanello d’allarme, anche per Donald Trump. Le rivelazioni quotidiane sul caso Epstein, nella valanga di documenti pubblicati, fanno da rumore di fondo all’attualità e, come un fantasma shakespeariano, l’ombra dell’ex amico finanziere continua ad aleggiare e intacca inevitabilmente l’agenda presidenziale. Lui esorta ad andare oltre. Ma la pubblicazione degli Epstein Files, invece di liberare l’orizzonte della seconda Presidenza Trump continua a incombere, quasi a ricordare che nulla qui è davvero finito.

rsi_social_trademark_WA 1.png

Entra nel canale WhatsApp RSI Info

Iscriviti per non perdere le notizie e i nostri contributi più rilevanti

Correlati

Ti potrebbe interessare