APPROFONDIMENTO

Dopo la caduta di Maduro, “a Cuba meno blackout”

Roberto Livi da L’Avana a SEIDISERA: “Il Governo vuole dare un segnale, ma per i cubani la vera preoccupazione è riuscire a mettere qualcosa nel piatto”

  • Ieri, 19:11
  • Ieri, 19:25
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Raid USA in Venezuela, l'impatto su Cuba

SEIDISERA 09.01.2026, 18:00

  • Keystone
Di: Pierre Ograbek-SEIDISERA/joe.p. 

Cuba è strettamente legata al Venezuela e al suo regime. Il raid statunitense contro il presidente venezuelano Maduro - andato in scena 6 giorni fa - ha avuto un chiaro impatto anche su La Avana? SEIDISERA lo ha chiesto al corrispondente nella capitale cubana del giornale Il Manifesto Roberto Livi.

“L’unico segnale concreto che si vede in questi giorni - afferma Livi a SEIDISERA - è una certa stabilizzazione dei blackout. Questo perché, nelle settimane prima dell’intervento degli Stati Uniti in Venezuela, erano in parte molto lunghi e caotici. Ed invece in questi ultimi giorni si sono stabilizzati. Nella mia zona i blackout durano circa 3-4 ore al giorno, però dalle 20.00 in poi ritorna la luce. E questo è un fatto molto positivo per la vita quotidiana della gente”.

Ma come si può spiegare, concretamente, questa sorta di stabilizzazione garantita ora dal Governo? “Evidentemente - prosegue Livi - è un segnale che il Governo vuol dare ai cittadini. Vi è un impegno a normalizzare una situazione che normale non è, anzi da molti punti di vista e drammatica perché il Paese è in recessione da tre anni. E i prezzi dei beni principali sono spesso irraggiungibili per almeno un terzo della popolazione, che è in condizioni di povertà. E poi ci sono questi blackout, dovuti principalmente ad un sistema di produzione di energia elettrica obsoleto e alla mancanza di combustibile dovuto al blocco, allo strangolamento economico da parte degli Stati Uniti”.

A quali risorse fa capo il Governo per stabilizzare la situazione in condizioni così delicate? “Non si sa. Pubblicamente - continua il corrispondente de Il Manifesto Roberto Livi - il ministro dell’Energia dice che stanno facendo il possibile per sostituire la parte di greggio che veniva dal Venezuela. Però, secondo i dati dell’Università del Texas, l’anno scorso il 44% delle forniture di petrolio a Cuba sono venute dal Pemex, la compagnia petrolifera statale del Messico. Solo in secondo grado vi è stato il Venezuela. In terzo grado la Russia. E per ultima per un 6% l’Algeria”.

Per quanto è possibile verificare di persona all’Avana, ora ci sono molti timori che la situazione a Cuba possa comunque cambiare radicalmente dopo la caduta di Maduro e nonostante gli sforzi del Governo? “Se si intende alla possibilità di un intervento militare degli Stati Uniti - conclude Livi - non credo che sia cioè la preoccupazione principale. Per i cittadini cubani comuni la preoccupazione maggiore è quella di riuscire a mettere qualcosa nel piatto almeno un paio di volte al giorno”.

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