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Economia russa in rallentamento

Le previsioni di crescita del PIL calano allo 0,8% per il 2026. Gli accordi USA-India potrebbero ridurre le esportazioni di petrolio russo

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Russia, le previsioni per il 2026-2027 segnano una frenata dopo anni di espansione trainata dalle spese militari

Russia, le previsioni per il 2026-2027 segnano una frenata dopo anni di espansione trainata dalle spese militari

  • Keystone
Di: Stefano Grazioli 

Dopo un paio d’anni di alta crescita, con l’economia russa surriscaldata dalla guerra, il quadro macroeconomico a Mosca sta progressivamente mutando, accompagnato da un raffreddamento che segnala una diminuzione del PIL che, pur rimanendo sempre in positivo, sarà però in calo: secondo il Fondo monetario internazionale le previsioni di aumento per la Russia nel 2026 si attestano allo 0,8% e la stessa Banca centrale le ha collocate in una forbice tra lo 0,5% e l,5%, mentre il ministero dello Sviluppo economico ha parlato del 1,3%. Anche per il 2027 l’FMI prevede una crescita limitata, intorno all’1%.

Rispetto agli aumenti sostanziosi degli scorsi anni (con la punta del 4,3% del 2024, trainata dalle spese militari) si tratta di una frenata, dovuta in parte ai cambiamenti in atto sui mercati energetici, con gli spostamenti causati anche dalle sanzioni occidentali, di Stati Uniti ed Unione europea. Anche i recenti accordi tra gli USA e l’India, uno dei maggiori importatori di greggio dalla Russia, potranno avere effetti in questa direzione, anche se al momento ci sono ancora varie incognite sui dettagli dell’intesa fra Washington e New Delhi e la prospettiva di una ricaduta sulla casse di Mosca.

Stop delle esportazioni verso l’India?

Secondo Donald Trump infatti il patto commerciale stretto con il premier indiano Narendra Modi, che ha tagliato i dazi sulle merci indiane in arrivo negli USA, includerebbe anche disposizioni per fermare o comunque rallentare le importazioni di petrolio russo in India ed esercitare quindi ulteriore pressioni sul Cremlino, almeno dal punto di vista economico, nel contesto del conflitto in Ucraina e dei negoziati in corso fra Mosca e Kiev.

Da parte di New Delhi non sono però arrivate conferme precise su questo aspetto, anche se dallo scorso anno l’India ha già diminuito le quantità di greggio importate da Mosca, con un sensibile calo del 22% a dicembre del 2025, il livello più basso da gennaio 2023. Nel bilancio complessivo, la quota della Russia nelle importazioni indiane è scesa così al 27,4% mentre la quota dei paesi dell’Opec è salita al 53,2%. Stando ai dati del Crea (Center for Research on Energy and Clean Air, istituto finlandese che monitora dall’inizio del conflitto in Ucraina i mutamenti sui mercati energetici), l’India è rimasta però complessivamente il secondo importatore dalla Russia di petrolio e di carbone (dietro la Cina) e il quarto di prodotti petroliferi derivati.

Le diversificazioni di Mosca

Nonostante le sanzioni europee contro la Russia e i provvedimenti statunitensi, anche nei confronti di Paesi terzi come l’India, le esportazioni e la produzione petrolifera russa sono rimaste in ogni caso ampiamente resilienti e Mosca è riuscita a reindirizzare sempre maggiori flussi di petrolio verso Cina e Turchia. Da un lato è vero che i prezzi del petrolio russo sono scesi in certi momenti ai minimi storici, anche se poi sono pronti a risalire ai primi venti di guerra nel Golfo, o altrove, ed è anche vero che il bilancio russo mostra deficit a causa della carenza di entrate energetiche, compensate peraltro senza tracolli con la vendita di riserve auree, come accaduto alla fine dello scorso anno, ma il quadro generale per il Cremlino è sempre sotto controllo. Di fronte alle possibili riduzioni dell’export verso l’India in seguito all’accordo Trump-Modi, il Cremlino sarebbe quindi già pronto ad aumentare la quota verso Pechino, con ulteriori sconti e la possibilità di attutire l’impatto sul proprio budget, se e quando esso arriverà.

La Russia è rimasta comunque il principale fornitore di petrolio all’India a dicembre del 2025 e durante i primi nove mesi dell’anno fiscale, che finisce il 31 marzo 2026, seguita da Iraq e Arabia Saudita. I rapporti fra Putin e Modi sono rimasti solidi e improntati al pragmatismo, come mostrano per esempio i casi della raffineria indiana Nayara Energy, in parte di proprietà del colosso russo Rosneft, che utilizza ancora ed esclusivamente petrolio russo dopo che altri fornitori si sono ritirati, o quello della società indiana Oil and Natural Gas Corp che cerca di mantenere la sua partecipazione del 20% nel progetto russo di petrolio e gas Sakhalin-1, nell’estremo oriente russo. I prossimi mesi serviranno dunque a capire se le pressioni di Trump su Modi saranno davvero efficaci, se l’India prediligerà l’asse con gli USA e non quello con la Russia, e se il Cremlino riuscirà a trovare le soluzioni efficaci per mantenere la stabilità interna, economica e politica.

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Accordo commerciale tra India e USA

Telegiornale 03.02.2026, 12:30

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