Per molte generazioni il rito è stato lo stesso: l’odore della carta, l’albo in edicola, le Colt di Tex, gli incubi di Dylan Dog, l’urlo gutturale di Zagor. Ma oggi, nel panorama che sempre più spesso chiamiamo “graphic novel” e in cui si incontrano più eroi giapponesi che ranger texani, anche le icone del fumetto seriale devono fare i conti con un mercato che cambia.
Nelle scorse settimane Sergio Bonelli Editore – editore storico e punto di riferimento del fumetto popolare italiano – ha inviato a diversi fumettisti una lettera di fine delle collaborazioni. La notizia si inserisce in un contesto più ampio, considerato pure che alcuni titoli storici avrebbero registrato un calo di vendite significativo, rendendo necessaria una riorganizzazione.
La trasmissione SEIDISERA della RSI ha raccolto l’analisi di Emanuele Rosso, vicepresidente dell’Associazione italiana MeFu, Mestieri del fumetto.
Il mercato si sposta dalle edicole alle librerie, ma i numeri restano piccoli
Se l’edicola non è più l’unico baricentro, dove si sta spostando il mercato? Rosso indica una traiettoria netta: “Il mercato si sposta… quello del fumetto soprattutto sulla libreria: o su quella generalista o sulla libreria specializzata”.
Ma questo cambio di canale non equivale automaticamente a un salto nei volumi. Anzi, il rischio è l’opposto: più prestigio percepito, meno copie vendute. “Il problema, se vogliamo, è che se questo dà un maggiore valore culturale - almeno a livello di impatto mediatico al linguaggio del fumetto - dall’altro stiamo parlando di mole di venduto tutto sommato nella maggior parte dei casi purtroppo abbastanza bassa, nel senso che i libri compresi quindi anche i fumetti da libreria che vendono più di 1’000 copie, sono poche migliaia”, osserva.
La domanda, inevitabile è se continueremo a leggere Tex, Zagor e Dylan Dog o se dobbiamo prepararci a salutarli. Rosso, “in una battuta”, spinge verso l’ipotesi della continuità, ma dentro una trasformazione strategica. “Secondo me ancora lungamente si leggeranno. Un po’ perché comunque Bonelli da un punto di vista finanziario è un’azienda sana, I bilanci che pubblicano fanno vedere utili, per cui credo che loro siano ben consapevoli di dover fare una transizione”.
La parola chiave è “transizione”, e il traguardo non è solo editoriale: “Stanno cercando di diventare sempre di più una media company per cui puntare su serie animate, proprietà intellettuali che diventano film, diciamo forme di intrattenimento più profittevoli dei fumetti”.








