Capire cosa sta succedendo davvero sul terreno in Iran è difficile. Da un lato ci sono le censure di internet in Iran. Gli Emirati Arabi Uniti proibiscono la diffusione sui social di immagini di danni o esplosioni. E gli Stati Uniti hanno ritardato di due settimane la diffusione dei dati satellitari sulle zone di guerra. Anche la valutazione più globale su quanto l’offensiva di USA e Israele abbia danneggiato le capacità militari dell’Iran varia, a seconda delle fonti.
Le versioni contrastanti
L’amministrazione Trump sostiene che oltre 12’000 obiettivi iraniani sono stati colpiti, che la guerra dovrebbe finire in poche settimane e che i lanci iraniani sono diminuiti del 90% rispetto all’inizio del conflitto. Ma alcune fughe di notizie dall’intelligence USA raccontano una realtà diversa: circa metà dei lanciamissili iraniani sarebbe ancora intatta. Ci sono poi le accuse di crimini di guerra, nei confronti degli Stati Uniti, per aver colpito edifici e infrastrutture civili.
L’analisi dell’esperto
Su quali elementi basarsi, dunque, per capire quali obiettivi sono stati distrutti effettivamente in Iran e nel Golfo? Il programma radiofonico SEIDISERA della RSI ha intervistato, sul tema, Nicola Pedde, direttore dell’Institute for Global Studies. “Abbiamo statistiche molto parziali in questo momento, diciamo che l’unico elemento forse numericamente certo di cui disponiamo è quello sui lanci iraniani e quindi sugli impatti che vengono registrati quotidianamente nella regione”, dice Pedde.
I dati sui lanci iraniani
“Un dato di interesse, secondo me, è quello dove sicuramente abbiamo visto un calo sostanziale rispetto ai primi due giorni del conflitto, ma nella fase successiva si sono stabilizzate le capacità di lancio degli iraniani con una media intorno ai 40-60 tra i missili balistici di crociera ogni giorno e circa 150-200 droni. Questo con lanci che vengono effettuati all’80% circa nella regione del Golfo e al 20% verso Israele, che diventa quindi un obiettivo visibilmente secondario, facendo attribuire invece all’area del Golfo una valenza primaria per gli effetti economici e politici che produce”.
Gli obiettivi colpiti
“Gli americani e gli israeliani hanno colpito duramente il territorio iraniano, hanno colpito soprattutto la struttura militare convenzionale: aeroporti, forze aeree, forze navali, che tuttavia sono l’elemento di minore interesse in questo momento per gli iraniani nella conduzione della guerra, perché non sono gli strumenti con i quali possono cercare di competere con le forze israeliane e americane. Il vero asset degli iraniani è la capacità da una parte di continuare ad avere la residua capacità di lancio di missili e droni e dall’altra di esercitare il controllo securitario sul territorio, quindi all’interno del Paese, in modo tale da impedire che ci possano essere sollevazioni o proteste all’interno della società iraniana”.
La difficoltà di verificare i dati
“Il dato più importante di cui disponiamo è quello degli impatti degli attacchi iraniani, cioè sono le conferme che vengono quotidianamente date dai singoli Paesi di quelli che sono gli impatti, che sono peraltro stabiliti secondo un criterio che viene aggiornato quasi quotidianamente dalla gran parte dei Governi e che ci dà un’idea di quella che è la capacità, quantomeno degli iraniani, di continuare a colpire. Per quanto concerne invece il potenziale di distruzione da parte di Stati Uniti e Israele, abbiamo dati ufficiali da parte degli Stati Uniti e di Israele che sono sicuramente in parte veritieri, in parte fortemente esasperati dalla narrativa politica del Presidente Trump e quindi di difficile verifica. Quello che vediamo però, in termini di effetto è che c’è una residua capacità operativa da parte iraniana, che sta continuando a determinare poi quello che è l’andamento del conflitto e questo credo sia il dato in questo momento oggettivo su cui si basano le valutazioni”.
Le accuse di crimini di guerra contro gli USA
Ci sono oltre 100 esperti americani di diritto internazionale che hanno firmato una lettera in cui affermano che gli attacchi statunitensi contro l’Iran potrebbero essere considerati dei crimini di guerra, perché, ad esempio, sono stati colpiti degli obiettivi civili. Lei li vede già questi crimini di guerra?
“Abbiamo visto operazioni condotte contro installazioni militari che erano in prossimità di obiettivi civili. Il caso più noto è quello della scuola femminile. Questa notte sono morti, sembra, tra gli 8 e i 10 civili che stavano transitando su un ponte colpito da un missile. È difficile poter stabilire in questo momento quale parte di questi attacchi possa configurarsi giuridicamente come un crimine. Certo è che per definire quello che sarà un profilo eventualmente perseguibile da una eventuale Corte internazionale, dovremmo attendere l’esito del conflitto e poter avere un dato più certo su quelli che sono effettivamente poi gli effetti di questi attacchi sul terreno in Iran”.

Iran: gli attacchi continuano
Telegiornale 31.03.2026, 12:30








