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Intelligenza artificiale: i pro e contro di una legge

L’UE approva la prima normativa al mondo – Il direttore dell’Istituto Dalle Molle, Andrea Rizzoli: “Regole sugli usi e non sulle tecnologie in sé”; il collega Marco Zaffalon: “Attenti a non mettere troppi lacci alle aziende”

  • 10 December 2023, 07:55
  • 11 December 2023, 07:38
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SEIDISERA del 09.12.2023: l’intervista al direttore dell’Istituto Dalle Molle, Andrea Rizzoli

Di: SEIDISERA/TG/ludoC

L’Unione europea (UE) si è dotata di una legge che può essere considerata a tutti gli effetti il primo tentativo al mondo di regolamentare l’intelligenza artificiale. L’obiettivo è creare una normativa che da una parte rispetti i diritti fondamentali e democratici e dall’altra non ostacoli lo sviluppo di questa nuova e rivoluzionaria tecnologia.

In estrema sintesi, fra le misure previste c’è il divieto di schedature sulla base di caratteristiche sensibili come opinioni politiche, credo religioso, orientamento sessuale, razza; c’è il divieto della polizia predittiva, ci saranno limiti all’uso dell’Intelligenza artificiale nelle indagini e la sorveglianza del settore sarà affidata a enti indipendente e non ai governi.

“L’UE ha adottato un approccio basato sugli usi che vengono fatti dell’intelligenza artificiale, invece che regolamentare tecnologie che evolvono troppo rapidamente e quindi difficili da prevedere”, spiega Andrea Rizzoli, direttore dell’Istituto Dalle Molle sull’intelligenza artificiale, “penso quindi che sia un approccio ragionevole e che tratti anche alcuni aspetti dell’uso dell’intelligenza artificiale in merito all’influenza che può avere nei processi decisionali in maniera subliminale; anche questo è un aspetto importante, soprattutto per quanto abbiamo visto succedere in recenti campagne elettorali in altri Paesi”.

“È un passo molto importante e l’UE teneva molto a essere la prima a profilarsi come paladina di un’intelligenza artificiale responsabile”, continua Rizzoli intervistato da SEIDISERA.

UE prima per la legge, ma tecnologicamente dietro USA e Cina

Nel contesto internazionale, “l’UE ha vinto la gara per essere la prima a legiferare nel campo dell’intelligenza artificiale, ma se guardiamo al progresso tecnologico, l’UE è in terza posizione dietro USA e Cina. – aggiunge il direttore dell’istituto dell’USI e della SUPSI – La Gran Bretagna sta pure cercando di profilarsi sfruttando la Brexit che le dà maggior margine di manovra; tuttavia, recentemente è rientrata nel programma quadro sulla ricerca europea e immagino quindi che tenderà a riavvicinarsi molto alle posizioni dell’UE. Ma ci saranno molte tensioni al suo interno per capire che linea prendere”.

“La Svizzera si allineerà alla normativa UE”

Il professore ritiene inoltre che anche Berna seguirà la strada tracciata da Bruxelles: “La Confederazione molto spesso riprende le normative europee perché si trova in un contesto di strettissima collaborazione con l’UE. È inoltre perfettamente in linea con quello che sta succedendo a livello di ricerca e sviluppo: prendiamo per esempio i Politecnici di Zurigo e Losanna che hanno annunciato un’iniziativa per un’intelligenza artificiale affidabile, alla quale partecipiamo anche noi come istituto e alla quale parteciperanno altri atenei in Svizzera”.

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Andrea Rizzoli

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Stare al passo con una normativa, vista la velocità vertiginosa con la quale si sta sviluppando l’Intelligenza artificiale, è una chimera? Sì e no, risponde il direttore dell’Istituto Delle Molle: “Alla fine l’intelligenza artificiale è una tecnologia, e come per altre tecnologie servono regolamentazioni. Il progresso scientifico è veloce, ma prima o poi la legge arriva”

“Attenzione a mettere troppi lacci alle aziende”

Diversa la posizione di Marco Zaffalon, collega di Rizzoli e fra i direttori scientifici dell’Istituto, che ai microfoni del Telegiornale spiega: “Da un lato c’è la giusta idea di regolamentare l’intelligenza artificiale, dall’altro, secondo me, ci sono però anche grandi rischi nell’eccesso di regolamentazione, con lacci e laccetti che vengono messi alle varie imprese”

Nel settore, quindi, c’è anche preoccupazione per quanto deciso dall’UE, sostiene ancora Zaffalon: “A prima vista ogni nuova regolamentazione con valenza sociale sembra sempre positiva, ma dopo in realtà bisogna vedere implicazioni e dettagli”.

“L’Europa non è competitiva: non ha generato intelligenza artificiale di successo”

Un problema, sostiene il professore, potrebbe quindi arrivare dai limiti alla competitività. Competitività “che in Europa non c’è. L’Europa non è affatto competitiva né con gli Stati Uniti, né con la Cina. Volendo essere maliziosi, si potrebbe dire che l’Europa non ha prodotto intelligenza artificiale di successo a livello di business: le grandi aziende non stanno affatto in Europa, neanche in Svizzera. Allora l’UE cerca di essere la prima della classe per quanto riguarda la normativa, ma con il problema che così ci si dà un’altra zappa sui piedi”.

“Onestamente, anche in Svizzera, non solo in Europa, avremmo dovuto investire: investimenti che non ci sono stati o che non sono lontanamente paragonabili a quanto fatto altrove nel mondo”, aggiunge Zaffalon.

Berna per la sua strada?

La posizione del professore sul fatto che la Svizzera debba o no seguire la strada tracciata dall’UE è sfumata: “Bisognerebbe chiederlo ai politici, ma io mi sono chiesto: durante le elezioni, qualcuno ha mai parlato di Intelligenza artificiale? Magari me lo sono perso, ma temo di no. Per i politici, quindi, al momento questo tema non sembra una priorità perché non è un tema che li fa eleggere. Ma l’intelligenza artificiale esiste e secondo me la Svizzera ha un’opportunità: regoliamola a modo nostro e vediamo cosa ne esce”.

La legge sull'AI non fa l'unanimità nel settore

Telegiornale 20:00 di sabato 09.12.2023

  • 09.12.2023
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