In Italia era attesa giovedì mattina l’informativa urgente di Giorgia Meloni in Parlamento. Una comunicazione sull’azione di governo dopo il “No” al referendum sulla giustizia, e con la crisi energetica che si è aperta con la guerra in Medioriente. La presidente del Consiglio ha difeso la sua politica estera e i provvedimenti per alleggerire il caro bolletta. E ha detto: “Andremo avanti”.
Un’ora di relazione per dire sostanzialmente non ci saranno dimissioni: “Restiamo al nostro posto, la sconfitta al referendum ci ha riaccesi”. E sulla politica estera Giorgia Meloni ha ribadito quanto già si conosce: le risposte a suon di decreti per tentare di arginare i costi della crisi; il no a Trump su Sigonella, con il divieto per due cacciabombardieri statunitensi di atterrare nella base siciliana; la richiesta all’Unione Europea di sospendere il patto di stabilità.
Ma il discorso di Meloni è sembrato teso a elencare i meriti del suo Governo e le falle dell’opposizione, piuttosto che un ragionamento su quello che il Governo potrà e dovrà fare. “La posizione italiana nella crisi iraniana è stata esattamente la stessa dei principali paesi europei”, ha detto la premier italiana. “Mi chiedo allora se, quando si dice che dobbiamo stare con l’Europa, si intenda davvero l’Europa o si intenda piuttosto la sinistra europea, anche quando questo significa dividere”.
Uno scontro tra maggioranza e opposizione che si è giocata più sulle cose passate che sulle necessità future. Insomma, un’informativa molto applaudita dal centrodestra, molto criticata dal centrosinistra. Praticamente un avvio di campagna elettorale in vista delle politiche del 2027.








