Dopo una settimana di silenzio sullo scandalo LuxLeaks, il neopresidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, mercoledì contrattacca rimarcando di non aver avuto nessun conflitto d'interesse e di non aver compiuto illegalità per favorire le multinazionali.
Tuttavia, secondo i suoi detrattori, i "tax ruling" che hanno ridotto praticamente a zero le tasse per imprese e grandi ricchi sono stati predisposti non solo in Lussemburgo ma pure in altri 22 paesi d'Europa e derivano dalla lacunosa armonizzazione fiscale nel vecchio Continente.
Sempre mercoledì, alcuni eurodeputati belgi avevano ricordato che come il Lussemburgo, anche l’Olanda si è resa molto attrattiva fiscalmente negli ultimi anni. Juncker ammette che "è stato un errore aver taciuto" per una settimana, ma rivendica di essere già passato all'azione rimarcando di essersi battuto a favore di regole fiscali più coerenti anche ai tempi della presidenza dell'Eurogruppo e promette celeri passi avanti.
Red. MM/AGI/ATS/EnCa
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