“Più a lungo continuerà la guerra, e più a lungo i prezzi dell’energia saranno elevati, maggiore sarà il probabile impatto sulle misure più ampie dell’inflazione e sull’economia”. È in questi termini l’allerta che la Banca centrale europea (BCE) ha emesso oggi, giovedì, sullo sfondo delle turbolenze economiche innescate dal conflitto in Medio Oriente.
L’istituto d’emissione, nonostante gli effetti della crisi energetica, ha tuttavia mantenuto inalterato al 2% il suo principale tasso direttore, quello sui depositi: si tratta della stessa soglia in vigore dal giugno dello scorso anno. La decisione era attesa e il Consiglio direttivo, si legge in un comunicato, rimane ben posizionato per affrontare l’attuale incertezza”. Al tempo stesso, però, la BCE avverte che “si sono intensificati” i rischi legati ad un’inflazione in aumento e ad una crescita al ribasso.
Per parte sua Christine Lagarde ha sottolineato il fatto che le prospettive economiche, alla luce degli sviluppi della guerra all’Iran, sono “molto incerte” e le catene di fornitura si stanno ritrovando sotto pressione”. Quanto ai tassi, la decisione di mantenerli fermi “è stata unanime”, ma nella riunione del board si è discusso a lungo su varie opzioni, fra le quali “un rialzo”, ha dichiarato ai media la presidente della BCE.
Intanto gli ultimi dati sul rincaro danno la misura della situazione in atto. Nell’Eurozona l’inflazione è infatti salita su base annua dal 2,6%, registrato in marzo, al 3%: si tratta del livello più elevato dal settembre del 2023. Segnali negativi anche dagli Stati Uniti dove, sull’onda della crescita dei prezzi dei carburanti, il tasso ha raggiunto il 3,5%

Petrolio e Iran, l'intervista a Giacomo Luciani
Telegiornale 29.04.2026, 20:00










