La guerra contro l’Iran, che ha quasi paralizzato i trasporti navali, sta influenzando direttamente il costo dell’energia, anche quello del gas che però, rispetto alla benzina, riflette meno direttamente l’andamento del mercato, grazie alla strategia di acquisto a medio termine.
Nessun effetto immediato sui prezzi
“Nell’immediato non ci sono effetti, in quanto AIL ha iniziato diversi anni fa, quattro anni fa, l’acquisto relativo a quella che è la fornitura 2026, quindi le sue posizioni sono già state coperte con acquisti sul mercato. I prezzi sono già stati fissati, quindi non c’è da aspettarsi nel 2026 variazioni a livello di prezzo di fornitura per la nostra clientela”, dice alle telecamere del Quotidiano della RSI Carlo Cattaneo, direttore area commercio AIL.
Come arriva il gas in Ticino
Il gas naturale che usiamo per riscaldare o cucinare arriva dall’Italia attraverso un gasdotto delle AIL, che poi lo vendono agli altri distributori come AIM, AMS e Metanord, oppure direttamente ai propri utenti finali.
Le incognite per il prossimo inverno
Dal 1° aprile è iniziato il periodo di iniezione, di ricostruzione delle scorte, che entro novembre dovranno essere rimpolpate per far fronte al prossimo inverno e qui c’è qualche incognita in più. “Sicuramente non a caso il conflitto ha avuto luogo con l’inizio del periodo caldo ed è anche questo che limita quello che è l’impatto dei prezzi e anche la preoccupazione del mercato. Chiaramente, se dovesse protrarsi fino a agosto, settembre, ottobre, quindi anche fino al termine del periodo di iniezione degli stoccaggi, effettivamente potremmo trovarci di fronte a un inverno, magari anche piuttosto freddo, che potrebbe portare a quello che è una fluttuazione importante dei prezzi e chiaramente a un impatto sull’andamento generale del mercato”, dice Cattaneo.
La strategia di acquisto a quattro anni
Ad aiutare a tenere sotto controllo i prezzi c’è una strategia di acquisto che prevede un margine di 4 anni; il gas si inizia a comperare 4 anni prima del suo utilizzo. “Oggi come oggi cerchiamo di seguire e di rimanere fedeli a quella che è la nostra strategia. Ovviamente se la situazione dovesse perdurare, quindi se questi livelli di prezzi più alti dovessero mantenersi nel tempo, ci troveremo comunque a dover acquistare dei volumi per il futuro, ma questi rientrerebbero comunque in un pacchetto di acquisti fatti su più anni. Verrebbe in questo modo comunque mitigato l’effetto. Tutto sta nella durata della situazione“, sottolinea Cattaneo.
L’Italia è messa meglio di Germania e Francia
Come detto il nostro gas arriva dall’Italia che, al momento, quanto a scorte, è messa meglio rispetto a Germania e Francia, oltre il 20% in più. “Quindi dovrà iniettare meno gas in questo periodo estivo e ha più probabilità di arrivare alla fine del periodo di iniezione, alla fine di ottobre, con un livello più alto di stoccaggio e di affrontare più sicura il prossimo inverno. Per contro ha comunque una parte, circa il 10% del gas LNG (Liquefied Natural Gas) che proviene da queste zone critiche”, precisa Cattaneo.
Lo stretto di Hormuz e le alternative
Zone critiche significa stretto di Hormuz. Qui passa il 10% del gas liquefatto italiano. Intanto si cerca un’alternativa, come avvenuto per il gas russo, che qualche anno fa è stato sostituito con quello statunitense. Il restante arriva da Algeria, Azerbaigian e Norvegia.

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Telegiornale 13.04.2026, 12:30







