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La Turchia nuovo mediatore internazionale?

Dalla Somalia all’Ucraina, da Gaza all’Azerbaigian, il paese rinnova gli sforzi di diplomatici

  • 49 minuti fa
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Turchia, il reportage

Telegiornale 30.11.2025, 20:00

Di: di Davide Mattei, da Istanbul

“Forse vent’anni fa nessuno parlava di Turchia in Africa, ma ora non possono parlare di politica senza prenderla in considerazione, che siano gli Usa, la Francia o la Russia, la Turchia è divenuto un attore molto solido grazie ai suoi investimenti”.

Gli sforzi che cita Ismail Numan Telci, professore di relazioni internazionali all’Università Ibn Aldun di Istanbul, sono quelli che hanno portato il Paese a passare da una quindicina a una cinquantina di ambasciate nel continente in due decenni. Con risultati tangibili.

Ultimo successo africano è stata la mediazione tra Somalia e Etiopia - in conflitto per uno sbocco sul mare di quest’ultima - conclusasi con la dichiarazione di Ankara nel dicembre 2024, che ha rotto il ghiaccio tra i due Paesi facendo ripartire le relazioni bilaterali. Ma non è il solo.

La Turchia è stato il primo Paese ad accogliere i ministri degli esteri di Russia e Ucraina nel marzo 2022, pochi giorni dopo l’inizio dell’invasione decisa da Vladimir Putin. “Molti stati europei che si sono schierati con l’Ucraina da subito non avevano margine di manovra per diventare un mediatore - argomenta Telci- ma la Turchia ha mantenuto una distanza simile tra i due e ha avuto l’abilità di diventare un negoziatore riconosciuto”.

L’iniziativa sui cereali del Mar Nero - che aiutò molti Paesi ad ottenere cereali durante il conflitto - fu firmata sul Bosforo, così come l’accordo per lo scambio di prigionieri, “importante perché nessuno dei due Paesi era in posizione per poter scambiare militari catturati”, continua Telci.

In altri scenari come il conflitto Azerbaijan-Armenia, quello tra Israele e Hamas a Gaza o la Siria, la Turchia è apparsa mantenere una posizione molto meno neutrale, ma non ha rinunciato a intervenire.

“La Turchia sembra essere più affine e simpatizzare con l’Azerbaigian o con i membri dell’organizzazione dei Paesi turcici, o con i musulmani in Palestina” spiega Umut Uzer, professore all’Università Tecnica di Istanbul., “Ci sono assolutamente due dimensioni, quella turca e quella islamica” e anche se la Turchia a volte “è presentata come la protettrice di tutti gli oppressi, mi sembra un po’ esagerato, sembra molto più interessata a popoli che hanno un legame religioso, nazionale, o un’affinità”.

Il Paese a cavallo tra due continenti, guidato da vent’anni dall’islamista Recep Tayyip Erdogan, sembra insomma voler andare ben oltre al ruolo di semplice mediatore neutrale. “Una delle ragioni per le quali la Turchia ha investito tanto negli sforzi di mediazione” assicura Telci, che è anche consigliere in politica estera per vari ministeri, “è perché vuole diventare un attore regionale, se non globale, più importante”.

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