NABI SHEET – Un’anziana avvolta nel velo nero stringe in mano i chicchi di riso che tra poco getterà insieme ai petali di fiori sui cadaveri degli “shahid”, i martiri come li definiscono qui. Decine di donne velate attendono l’arrivo di questi corpi sotto lo sguardo dei leader di Hezbollah effigiati sul mausoleo del co-fondatore Abbas al Moussawi. Da uno striscione campeggia il volto della defunta Guida Suprema iraniana Ali Khamenei, ucciso nell’attacco di Israele e USA nel primo giorno dell’aggressione unilaterale lanciata contro Teheran lo scorso 28 febbraio.

Il funerale dei miliziani di Hezbollah nel mausoleo del fondatore del movimento sciita
Mogli e madri avvolte nel lutto intonano il loro lamento funebre, un dolore misto alle invettive contro l’America e contro Israele. Lo Stato ebraico – in effetti – ha assassinato tutti i leader qui raffigurati.
Ma oggi questi morti sono le vittime di una misteriosa quanto inspiegabile incursione delle forze speciali israeliane. Che qui hanno compiuto l’attacco finora più sanguinoso di tutta la guerra in Libano.
Un blitz che ha lasciato decine di morti: una ventina di combattenti di Hezbollah, coinvolti nei combattimenti dopo aver reagito all’attacco. Ma anche un sacco di civili tra cui donne e bambini, che invece non c’entravano nulla.

Dolore e rabbia di una donna, che inneggia alla resistenza e inveisce contro Israele ai funerali dei miliziani di Hezbollah
“Sono eroi caduti in battaglia. Saremo con loro fino alla morte. Abbiamo marciato per incoraggiare questi giovani… in segno di resistenza” grida nella telecamera della RSI una signora sulla quarantina, mentre un’altra donna grida la sua disperazione stringendo al petto la foto del marito in abiti militari.

Le bare dei miliziani di Hezbollah morti negli scontri con le unità d’elite israeliane durante l’assalto a Nabi Sheet
Al primo di due funerali, sette salme adagiate su altrettante barelle sono portate a braccia dentro il cortile del mausoleo, una invece rinchiusa in una bara. I martiri sono deposti in fila sotto la grande cupola per la preghiera officiata dai chierici sciiti. La commozione taglia l’aria. Un giovane si accascia su uno dei morti. Quasi tutti i cadaveri giacciono avvolti nelle bandiere gialle del Partito di Dio, diventate sudari per chi poi viene seppellito accanto agli altri caduti di questi decenni di battaglie.

L’ingresso della villaggio di Nabi Sheet, nella Valle della Bekaa. Questa è una roccaforte di Hezbollah
Il misterioso blitz nel cimitero
Tutto accade la notte del 6 marzo. Hezbollah è appena entrato in guerra a fianco dell’Iran, dopo l’attacco di Israele e Stati Uniti contro il regime di Teheran. I miliziani del Movimento sciita filo-iraniano scaglia senza sosta missili contro lo Stato Ebraico, che risponde bombardando il sud del Libano e la periferia di Beirut.
Ma è su queste colline nell’est del Libano che accade qualcosa di difficilmente spiegabile. Siamo nella Valle della Bekaa, un’ora e mezza d’auto dalla capitale: in questa fertile pianura quasi al confine con la Siria è germogliato il movimento sciita. Qui sono le radici e le roccaforti di Hezbollàh.
E qui, in questo villaggio lontano dal fronte, le unità d’assalto israeliane entrano in azione. Il giorno prima, l’esercito israeliano emana un ordine di evacuazione per gli abitanti (illegale, secondo il diritto internazionale).
Di notte, decine di uomini dei corpi d’élite sbarcano da diversi elicotteri. Si dirigono verso il piccolo cimitero di Nabi Sheet. Stando a testimonianze citate dalla stampa araba, uccidono una donna che li vede scavare. Suo figlio la carica in auto per portarla in ospedale, ma un drone colpisce il veicolo.

Il cratere provocato da un missile israeliano nel centro di Nabi Sheet
Cosa facevano i soldati israeliani tra le tombe? Secondo la versione fornita anche alla RSI dalle forze armate di Tel Aviv, stavano cercando i resti di Ron Arad. È un militare israeliano scomparso in Libano 40 anni fa, nel 1986. Viene considerato morto già a metà degli Anni Novanta. Il suo corpo mai ritrovato.
Il blitz non passa inosservato. Nabi Sheet è una roccaforte di Hezbollah: i miliziani rispondono all’assalto. Scoppiano intensi combattimenti. Per coprire la ritirata dei propri soldati (pare indossassero divise dell’esercito libanese), Israele non esita a colpire con missili e droni questa cittadina di Nabi Sheet e la zona circostante.

I chicchi di riso lanciati come da tradizione sulla salma di un bambino, una delle vittime della strage di Nabi Sheet.
Il cratere in centro
Un’auto catapultata sul tetto di una casa per l’esplosione. Un’ambulanza ribaltata su sé stessa al bordo di un cratere di una trentina di metri. Il missile israeliano ha devastato completamente una piazza di Nabi Sheet e le abitazioni circostanti. Il giorno dopo, l’ufficio stampa di Hezbollah ha prontamente organizzato un tour per i media internazionali per documentare la distruzione (comunque con poche possibilità di movimento per i giornalisti e di parlare con i residenti).
Non è solo una denuncia dal forte impatto visivo, ma anche una photo-opportunity che alimenta la macchina della propaganda del movimento filo-iraniano. Che può oggettivamente mostrare l’esito nefasto di un’incursione israeliana misteriosa nei suoi obiettivi ma evidente nei suoi risultati.
La devastazione che vedo all’indomani della visita guidata per la stampa – quando la RSI ha avuto un raro accesso ai funerali - è notevole.
“Loro (gli israeliani)…hanno detto che venivano a recuperare Ron Arad, il soldato. Ma credo che non sia questa la ragione principale, visto che hanno ucciso dei civili. Perché ucciderli? E perché scontrarsi con gli abitanti della nostra città?” mi dice Mohammad al Moussawi. È un dirigente della principale scuola superiore della Valle della Bekaa. Tra le vittime anche due suoi studenti. “Avevano 14 e 16 anni”.

Il sindaco di Nabi Sheet, Hani Al Moussawi, mostra i resti delle abitazioni civili bombardate da Israele
Una versione poco credibile
“Trovo poco credibile che l’operazione israeliana nei giorni scorsi sia stata condotta per recuperare i resti di Ron Arad. Non ci credo” mi dice nel salotto di casa sua a Beirut Michael Young, del Carnegie Middle East Center di Beirut, uno dei massimi conoscitori delle dinamiche libanesi e già giornalista del quotidiano libanese Daily Star.
“Siamo nel mezzo di un conflitto e l’idea che Israele interrompa la guerra per mettere a rischio i propri soldati al fine di recuperare i resti di un pilota… a me pare del tutto inverosimile”.

Ancora si cercano i resti delle vittime del bombardamento israeliano su queste case
E allora che cosa cercava davvero Israele in questo villaggio nella Valle della Bekaa, lontano dal fronte? “Credo che fin dall’inizio ci sia stata la consapevolezza che le armi pesanti di Hezbollah non si trovino a Beirut, ovviamente, né nel sud vicino alle zone abitate”.
Se queste armi si trovano da qualche parte, aggiunge Young, “probabilmente sono nascoste nelle montagne dell’est del Libano”. La misteriosa incursione israeliana, a suo parere, è più probabilmente collegata “a un tentativo di individuare e distruggere le strutture di produzione e stoccaggio delle armi di Hezbollah”.

La moglie di un miliziano di Hezbollah ucciso negli scontri con gli israeliani durante il blitz a Nabi Sheet
Il funerale dei bamabini
Poco dopo il primo funerale al mausoleo, davanti alla moschea di Nabi Sheet vengono accolte le salme soprattutto dei civili. 11 di loro erano della famiglia Shokor: il nonno, i suoi figli e almeno sei nipoti. Le bare ora tutte disposte in fila in questa strada. Di nuovo, una pioggia di chicchi di riso, tra urla disperate e il lenzuolo bianco che avvolge la vittima più giovane. Aveva due anni. Dai tetti delle case partono raffiche di mitra ripetute. Per diversi minuti il silenzio e la commozione dell’intera comunità sono spezzate da queste sventagliate di proiettili contro quel cielo da cui sono caduti i missili. Quando torno a raccogliere le testimonianze dei sopravvissuti e dei vicini di casa, un drone israeliano volteggia nel cielo. Il rumore costante sopra la testa. La paura che da un momento all’altro ci sia un altro attacco.
“Mentre voi state documentate quanto accaduto qui i droni israeliani volano sopra le nostre teste… registrano e riprendono tutto affinché gli aerei da guerra possano tornare a colpire. Succede ogni giorno” dice alla RSI Hani al Moussawi, sindaco di Nabi Sheet. Lo incontriamo sulle macerie della casa dove un missile ha polverizzato l’abitazione e le esistenze di tre famiglie: 11 morti nella stessa famiglia.
“Qui gli israeliani hanno compiuto un vero e proprio massacro” mi dice ancora il sindaco. “Era un edificio pieno di bambini e donne: sono arrivati, hanno bombardato e distrutto, proprio come potete vedere. A loro non importa nulla. Lo fanno sempre”.
Poco distante da noi, un parente estrare dai calcinacci frammenti umani e li mette in un sacchetto di plastica. “Stiamo ancora recuperando i loro corpi” chiosa il sindaco.

I vicini sulle macerie della casa dove 11 civili sono stati uccisi
La nonna superstite, i nipoti uccisi a cena
Quasi tutta la famiglia cancellata. Quaderni, scarpe e una cartella spuntano tra le rovine. Di quelle vite sbriciolate il 6 marzo resta una nonna. Ferita, il volto emaciato. La incontriamo nell’ospedale “Rayak”, il principale della Valle della Bekaa. Nella stanza, donne velate di nero le siedono accanto. Alcuni uomini della famiglia ci autorizzano a incontrare l’anziana sopravvissuta. Che però non vuole mostrare il volto alla telecamera. Si vergogna per gli ematomi sul viso.
“Eravamo tutti seduti insieme a tavola: i miei figli, le loro mogli, i miei nipoti. Io stavo preparando la cena per loro, quando all’improvviso il soffitto è crollato su di noi”.
Dal letto di ospedale, questa donna fa l’elenco dei morti della sua famiglia: “Mia nuora e i suoi tre figli. E anche i due figli del mio secondogenito, un maschio e una femmina, e la loro mamma. Anche i due figli di mia figlia sono morti. Questa donna (la nostra lì seduta accanto) è rimasta sola, mentre i suoi tre figli non ci sono più”.
La guerra di Israele e USA contro l’Iran continua. Il fronte libanese brucia sotto i missili israeliani e quelli scagliati da Hezbollah verso lo Stato ebraico. In Libano più di mille morti finora e oltre un milione di sfollati.
Ma il blitz del 6 marzo resta senza risposta.
L’unica certezza, per questa donna, è la conta dei lutti.
“Undici martiri e 8 feriti nella mia famiglia. Tutti spazzati via, anche mio marito. Voi avete visto di persona… questo è un crimine oppure no? Decidete voi”.

Le effigi dei leader del movimento di Hezbollah, tutti assassinati da Israele sul mausoleo dedicato al fondatore del movimento a Nabi Sheet








