Resta alta la tensione a Minneapolis, ad una settimana dalla morte di Renee Good uccisa da un agente dell’immigrazione con tre colpi di pistola al volto.
Martedì, durante una manifestazione nella città del Minesota, l’Immigration and Customs Enforcement (ICE) ha fermato un’auto con una donna alla guida e l’ha trascinata fuori in modo violento, mentre lei cercava di liberarsi dalla presa degli agenti. La donna è stata portata via ammanettata, mentre altri manifestanti hanno cercato di bloccare le forze dell’ordine.
Sempre martedì, nei pressi dell’edificio federale utilizzato come base per la repressione nelle Twin Cities (Minneapolis e la vicina Saint Paul), gli agenti federali hanno lanciato gas lacrimogeni e spruzzato sostanze irritanti agli occhi contro degli attivisti che stavano protestando contro l’ICE.
Nel frattempo, il caso dell’uccisione di Renee Good da parte di un agente dell’immigrazione è finito sul tavolo del procuratore generale degli Stati Uniti, ma secondo fonti vicine alla vicenda, almeno cinque procuratori si sono dimessi a causa delle polemiche sul modo in cui il Dipartimento di Giustizia statunitense sta gestendo le indagini.
Da parte sua, un funzionario dello stesso Dipartimento ha dichiarato che non vi sono motivi per avviare un’indagine penale sui diritti civili. L’FBI sta però ancora indagando sulla morte di Renee Good.
L’amministrazione Trump ha ripetutamente difeso l’agente dell’immigrazione che ha sparato a Good, una madre di 37 anni con tre figli, affermando che ha agito per legittima difesa. Spiegazione che è stata ampiamente criticata dal sindaco di Minneapolis Jacob Frey e dal governatore del Minnesota Tim Walz sulla base dei video dello scontro.

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