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L’America Latina si sta creando uno spazio negli sport invernali

Argentina e Cile vantano una presenza storica, seppur limitata, nello sci; il resto del continente si affaccia ai Giochi attraverso singole storie, come quella del messicano Donovan Carrillo: si esibirà nel pattinaggio artistico a Milano-Cortina 2026

  • Un'ora fa
Il Messicano Donovan Carrillo ai Giochi olimpici invernali di Pechino 2022
05:02

In Messico a fabbricare... ghiaccio

Prima Ora 12.01.2026, 18:00

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Di: Prima Ora - Laura Daverio 

A meno di un mese dall’inaugurazione delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, il mondo degli sport sulla neve torna al centro dell’attenzione globale. L’America Latina non è terra di neve, eppure negli sport invernali si sta creando uno spazio. Il mercato regionale si concentra in pochi poli ad alta quota: Argentina con la Patagonia e le stazioni di Cerro Catedral e Cerro Castor, Cile con Valle Nevado e Portillo, e in misura minore il Brasile. Queste destinazioni attraggono turismo internazionale e generano la maggior parte dei ricavi, nonostante il bacino geografico limitato. Qui si sviluppa quasi tutto il mercato degli sport invernali latinoamericani, piccolo ma in crescita, con una previsione di aumento annuo fino al 6% nel prossimo decennio.

In questo quadro, le Olimpiadi invernali non sono un terreno di competizione diretta con le grandi potenze sportive, ma uno spazio di visibilità. Argentina e Cile vantano una presenza storica, seppur limitata, nello sci; il resto del continente si affaccia ai Giochi attraverso singole storie, più che attraverso sistemi strutturati.

Il Messico è il caso più emblematico: un grande Paese, economicamente centrale nella regione, ma privo di condizioni naturali favorevoli agli sport invernali. Niente montagne innevate, poche piste di ghiaccio, quasi tutte inserite in contesti commerciali. Non ha mai vinto una medaglia alle Olimpiadi invernali. Eppure, negli ultimi anni qualcosa ha iniziato a muoversi, a partire da un inaspettato campione: Donovan Carrillo. Nato nel 1999 a Zapopan, nello Stato di Jalisco, Carrillo ha costruito la propria carriera in condizioni atipiche, allenandosi su piste nei centri commerciali, piste pensate per il tempo libero e lontano dagli standard dell’alto livello internazionale. La sua consacrazione ai Giochi di Pechino 2022, primo messicano e unico latinoamericano a qualificarsi per il programma lungo del pattinaggio artistico, ha avuto un impatto che va oltre il risultato sportivo. In patria Carillo è un vero fenomeno culturale. Il suo successo ha fatto emergere anche ostacoli sociali, come il fenomeno di bullismo che lo ha accompagnato fin da bambino, perché il pattinaggio è considerato uno sport al femminile. Carrillo è un giovane atleta di grande carisma e ha conquistato il pubblico, ma è anche stato soggetto a un brutale cyberbullismo. Tornerà a esibirsi il mese prossimo alle Olimpiadi invernali 2026.

Il cambiamento, sia strutturale che culturale, procede lentamente. Le piste di ghiaccio permanenti restano poche e quasi sempre collocate all’interno di centri commerciali. Gli atleti professionisti devono adattarsi a orari limitati, poiché per la maggior parte della giornata le piste sono aperte al pubblico. In alcune regioni del Paese non esiste alcuna struttura. La scarsità di opportunità e i costi elevati mantengono gli sport invernali un’attività riservata a pochi. Una possibile soluzione che sta prendendo piede, per renderli più accessibili, è l’adozione di piste sintetiche: economiche, a basso consumo e prive di necessità di acqua ed elettricità.

Il caso più emblematico è la pista installata nello Zócalo di Città del Messico, la piazza principale e simbolo della nazione. E un ruolo fondamentale l’ha giocato una compagnia svizzera. Nel 2019, grazie alla tecnologia dell’azienda Glice, fondata nel 2012 a Lucerna, è stata realizzata una pista sintetica di circa 4’000 metri quadrati, aperta gratuitamente al pubblico. In questo spazio storico e carico di identità, migliaia di persone hanno potuto pattinare per la prima volta, senza barriere economiche o limiti ambientali. L’impatto è stato immediato: centinaia di migliaia di visitatori, un consumo di risorse drasticamente inferiore rispetto a una pista tradizionale e un successo mediatico che ha moltiplicato le richieste non solo in Messico, ma in tutta l’America Latina.

Queste piste non possono sostituire l’allenamento su ghiaccio naturale necessario per l’alto rendimento, ma giocano un ruolo fondamentale nella diffusione dello sport. Offrono la possibilità di avvicinare più persone al pattinaggio, rendendolo parte dell’esperienza quotidiana e urbana. Un futuro degli sport su ghiaccio che non dipende dalla neve, ma dalla capacità di reinventarla.

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