Trentasei missili e quasi 600 droni russi hanno preso di mira l’Ucraina e in particolar modo la regione di Kiev nella notte fra venerdì e sabato, causando secondo il bilancio fornito dal presidente Volodymyr Zelensky almeno tre morti e decine di feriti. Mosca ha confermato l’attacco, diretto ancora una volta, secondo il Ministero della Difesa, contro l’industria della difesa e l’infrastruttura energetica ucraine. Oltre mezzo milione di persone si sono ritrovate prive dell’erogazione di energia elettrica.
Sul fronte opposto, si registra una novità: droni navali - presumibilmente ucraini - hanno preso di mira non solo le infrastrutture portuali russe (in particolare un terminal nei pressi di Novorossiisk, che ha dovuto sospendere l’attività) ma anche petroliere in navigazione nel Mar Nero. La Kairos e la Virat, imbarcazioni battenti bandiere del Gambia ma ritenute parte della flotta “ombra” russa e per questo sotto sanzioni occidentali, sono state colpite fra venerdì e sabato in acque internazionali, poche decine di chilometri al largo delle coste turche. A bordo di entrambe sono scoppiati incendi. Non si registrano vittime fra gli equipaggi né inquinamento: erano vuote, non trasportavano petrolio ma solo il proprio carburante.
Se in un primo tempo Ankara aveva parlato di “cause esterne”, sabato un comunicato del Ministero dei trasporti turco parla esplicitamente di mezzi navali senza equipaggio.

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Notiziario 29.11.2025, 09:00
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