Quella iniziata in un tribunale di Oakland, in California, è una resa dei conti che contrappone due giganti delle nuove tecnologie. Da un lato Elon Musk: l’uomo più ricco al mondo, patron di Tesla e Space X. Dall’altro Sam Altman: fondatore della società OpenAI a cui appartiene ChatGPT, ossia il servizio di intelligenza artificiale più usato al mondo.
Il processo in corso verte sullo scopo e sull’elevata redditività di OpenAI. Ad aprire le ostilità giudiziarie è stato Musk, il quale, va ricordato, è stato fra i promotori e primi investitori di OpenAI: la sua tesi è di aver subito una truffa, quando Altman ha trasformato OpenAI da organizzazione no-profit in un’azienda finalizzata al lucro. Attualmente OpenAI beneficia di una valutazione prossima ai 1’000 miliardi di dollari. Di qui, la decisione di Musk di avviare una causa da ben 134 miliardi di dollari, con l’accusa ad Altman e a Greg Brockman, presidente della start-up, di aver tradito l’impegno originario legato a OpenAI: mantenerla cioè come un’organizzazione senza finalità di lucro e a tempo indeterminato.
Radiogiornale delle 12.30 del 01.05.2026: Musk vs Altman - Cristiano Valli in collegamento dagli USA con Monica Fornasier
RSI Info 01.05.2026, 12:30
Contenuto audio
Una trasformazione legittima?
La trasformazione è stata legittima, o si è invece approfittato della buona fede dei primi investitori, fra i quali appunto Musk? È questo, l’interrogativo attorno al quale ruota il processo. Per parte sua Musk sostiene di esser stato raggirato dopo aver fornito denaro, competenze e personale chiave ad un’azienda che senza di lui non esisterebbe. Ma la difesa ha adottato un profilo aggressivo, descrivendo il numero uno di Tesla e Space X come una personalità immatura, animata da gelosia e irritazione per il fatto che OpenAI sia riuscita ad avere successo senza di lui: un Musk che l’avrebbe lasciata, solo quando gli fu chiaro che non avrebbe potuto controllarla completamente.
Le accuse
Più nel dettaglio la giuria dovrà esprimersi su due accuse. La prima è di violazione di un trust benefico, attraverso il dirottamento a scopo di lucro di donazioni destinate ad un’organizzazione no-profit. La seconda è di arricchimento senza causa, per aver tratto profitto da contributi originariamente destinati a fini benefici. In gioco, oltre alla richiesta di risarcimento multimiliardario, c’è anche la quotazione a Wall Street che OpenAI ha programmato entro la fine dell’anno e che potrebbe saltare, se la conversione di OpenAI venisse annullata.
Per Elon Musk, va però detto, il processo non sembra andare benissimo. Tanto per cominciare la corte ha respinto le sue accuse di frode ad Altman, accettando di procedere unicamente per le due ipotesi sopraccitate. Inoltre nel controinterrogatorio Musk ha perso a più riprese la pazienza e, secondo esperti forensi, anche le inclinazioni della giuria. Il legale della difesa lo ha costretto a contraddirsi, a smentire sé stesso, a negare fatti accertati in sede istruttoria, come ad esempio scambi di e-mail che attesterebbero che era perfettamente al corrente di quanto stava accadendo.
Le prossime deposizioni
Ma sorprese potrebbero arrivare dalle deposizioni di Greg Brockman e Ilya Sutskever. Il primo, presidente di OpenAI, è uno dei promotori del passaggio della stessa a società con fini di lucro e, in una nota del 2018, scrisse che liberarsi di Musk offriva un enorme potenziale di guadagno. Il secondo, fra i cofondatori di OpenAI, fu autore di un memorandum di una cinquantina di pagine che nel 2023 portò ad una brevissima rimozione di Altman dai vertici della società. Cruciale sarà poi convincere una giuria che è risultata particolarmente difficile da mettere assieme. Le intelligenze artificiali hanno un gradimento bassissimo presso l’opinione pubblica e gran parte dei giurati, pur avendo promesso di riuscire a mettere da parte queste percezioni, hanno dichiarato di non amare né la tecnologia, né i due contendenti.






