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Re Carlo III: “Partnership tra Regno Unito e USA più importante che mai”

Il sovrano al Congresso e alla Casa Bianca per ricostruire i ponti politici e diplomatici dopo gli attriti tra Londra e Washington nella guerra contro l’Iran

  • Un'ora fa
Re Carlo III al Congresso USA
02:22

Trump ospita re Carlo alla Casa Bianca

Telegiornale 28.04.2026, 20:00

Di: Reuters/BBC/ATS/ANSA/M. Ang. 

“Ci incontriamo in tempi di grande incertezza”. Così re Carlo III al Congresso statunitense, riferendosi alla guerra in Ucraina e alla guerra contro l’Iran come a conflitti che “pongono immense sfide per la comunità internazionale”. Il sovrano ha anche affermato che la partnership tra Regno Unito e USA è “più importante” che mai. “Qualunque siano le nostre differenze, qualunque siano i disaccordi che possiamo avere, siamo uniti nel nostro impegno a sostenere la democrazia, a proteggere tutti i nostri cittadini dal pericolo e a rendere omaggio al coraggio di coloro che ogni giorno rischiano la vita al servizio dei nostri Paesi”, ha detto Carlo.

La delicata visita di Stato a Washington del sovrano britannico, accompagnato dalla regina Camilla, ha lo scopo di ricostruire i ponti politici e diplomatici. Il governo britannico di Keir Starmer affida a Carlo III la speranza di una qualche ricucitura con il presidente USA Donald Trump dopo gli attriti recenti, legati fra l’altro al mancato allineamento diretto del Regno Unito nella guerra contro l’Iran.

Le parole dell’ambasciatore britannico

Proprio nelle ore della visita, però, è stato reso noto un audio (di qualche mese fa) dell’ambasciatore britannico negli USA, sir Christian Turner, succeduto a Peter Mandelson dopo la caduta di questi per il coinvolgimento nello scandalo Epstein. Stando alla registrazione di una conversazione privata trapelata su Sky News, a febbraio Turner avrebbe liquidato la storica ‘special relationship’ fra Londra e Washington come una cosa ormai del passato. Gli USA di oggi hanno “probabilmente una relazione speciale solo con Israele”, avrebbe detto l’attuale ambasciatore, lanciando poi una frecciata all’alleato statunitense anche sul caso del finanziere pedofilo, dichiarandosi sorpreso del fatto che lo scandalo non avesse di fatto “toccato nessuno negli Stati Uniti” fra i tanti vip frequentati in patria dal defunto faccendiere pedofilo newyorchese. Quella di Epstein, proprio nel giorno in cui a Londra si discuteva della possibilità di deferire Keir Starmer per la nomina di Mandelson, era una delle ombre che pesano sulla missione di Carlo III.

Oltre a parlare della presunta “special relationship” perduta, nell’occasione il neo ambasciatore non le avrebbe mandate a dire neppure sul caso legato al nome di Jeffrey Epstein. Dichiarandosi sorpreso del fatto che lo scandalo non avesse di fatto “toccato nessuno negli Stati Uniti”.

Lo scandalo Epstein

Il re e la regina hanno scelto di non incontrare le vittime di Epstein. Su questo punto c’è stata una critica del fratello di Virginia Giuffré, la donna che ha rivelato di essere stata costretta dal finanziere pedofilo ad avere rapporti sessuali con il principe Andrea e che si è suicidata l’anno scorso. “Significa molto guardare negli occhi una sopravvissuta e dire: ‘Ti prometto un’indagine equa e approfondita su questa vicenda e non importa se a essere coinvolto è mio fratello o se si tratta di altri colpevoli in circolazione. Io, Re d’Inghilterra, sto dalla parte delle vittime’”, ha detto Sky Roberts.

L’incontro con Trump

In una Washington mai così blindata per una visita di Stato, all’indomani dell’attacco alla cena dei corrispondenti, Trump e Carlo si sono riuniti per oltre due ore nello Studio Ovale. Un faccia a faccia rigorosamente a porte chiuse per evitare al sovrano britannico il consueto teatrino tra il magnate e i media. Molti i temi affrontati nel colloquio, dalla guerra contro l’Iran a quella in Ucraina, dalle telefonate tra Trump e Vladimir Putin, all’ultimo motivo di attrito tra USA e Gran Bretagna: quella mail del Pentagono in cui si parlava della possibilità per l’America di cambiare postura sulle isole Falkland a vantaggio dell’amico argentino Javier Milei e per rappresaglia al rifiuto di Starmer di collaborare agli attacchi contro Teheran.

Il discorso al Congresso

Al Congresso il monarca ha invocato la “riconciliazione e il rinnovamento” del partenariato tra Londra e Washington, all’insegna dei valori condivisi di tolleranza, libertà e uguaglianza. E, nonostante gli attuali disaccordi, ha ricordato come “più e più volte i nostri due Paesi hanno trovato il modo di collaborare”. Carlo, che si è preparato a questo intervento studiando decine di dossier di politica estera, ha poi sottolineato come in tempi di grandi sfide internazionali, è più che mai necessario restare uniti per difendere la democrazia.

Regno Unito e Stati Uniti sono stati “uniti di fronte al terrorismo” e hanno “risposto insieme alla chiamata, come i nostri popoli hanno fatto per oltre un secolo, spalla a spalla”. Lo ha detto Re Carlo parlando al Congresso degli Stati Uniti, riferendosi agli attacchi dell’11 settembre 2001 a New York. “Oggi - ha aggiunto - quella stessa incrollabile determinazione è necessaria per la difesa dell’Ucraina e del suo popolo coraggiosissimo. È necessaria per garantire una pace veramente giusta e duratura”.

Pur non menzionando esplicitamente le vittime del caso Epstein, durante il suo discorso Carlo ha affermato: “In entrambi i nostri Paesi, è proprio il fatto di avere società vivaci, diverse e libere a conferirci la forza collettiva, anche nel sostenere le vittime di alcuni dei mali che, tragicamente, affliggono oggi entrambe le nostre società”.

Le parole di Trump

Anche il discorso di Trump ha evocato il tema dell’unità, degli storici legami tra i due Paesi e della profondità della loro alleanza militare. “Nei secoli trascorsi da quando abbiamo conquistato la nostra indipendenza, gli americani non hanno avuto amici più stretti dei britannici. Condividiamo le stesse radici, parliamo la stessa lingua, nutriamo gli stessi valori”, ha affermato Trump che, tuttavia, non ha mancato di deviare dal discorso ufficiale con alcune delle sue tipiche uscite: la battuta sul clima di pioggia tipicamente britannico, l’elogio del “bellissimo accento” del re e il racconto di come sua madre, di origini scozzesi, “avesse una cotta per il giovane principe Carlo”.

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