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Referendum in Italia, “arriva un segnale dal Sud”

Il politologo della Luiss - Lorenzo De Sio - legge alla RSI il voto sulla giustizia come un segnale politico chiaro: risultato netto, partecipazione alta e un meridione più distante dal governo

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Festeggiamenti in piazza Barberini a Roma per la vittoria del No al referendum costituzionale
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La lettura del voto del prof. De Sio

SEIDISERA 23.03.2026, 18:00

  • Ansa
Di: SEIDISERA/sdr 

Il referendum in Italia sulla proposta di modifica costituzionale di alcuni articoli relativi alla giustizia consegna, secondo il professor Lorenzo De Sio, un’indicazione politica chiara e non soltanto per l’esito del voto, ma anche per il livello della partecipazione. Direttore del Centro italiano studi elettorali alla Luiss di Roma, De Sio legge il risultato come un passaggio significativo nel rapporto tra cittadini e urne, ma anche come una cartina di tornasole degli equilibri territoriali e politici del Paese.

Il primo dato che emerge, spiega il politologo, è la chiarezza del responso uscito dalle urne, accompagnata da un’affluenza che smentisce molte delle preoccupazioni maturate negli ultimi anni. “C’è un risultato netto e una partecipazione alta: queste sono due ottime notizie”, osserva De Sio, parlando di “un esito assolutamente chiaro” e di “un fatto molto positivo” sul piano della partecipazione democratica.

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Italia al voto sul referendum giustizia

SEIDISERA 23.03.2026, 18:00

  • Keystone

Secondo il docente della Luiss, il voto dimostra che gli elettori italiani non si sono affatto allontanati in modo irreversibile dalla politica. Al contrario, quando percepiscono che la posta in gioco è alta, tornano a mobilitarsi. “Quando c’è una posta in gioco importante gli italiani comunque vengono a votare e partecipano in maniera importante”, sottolinea, ricordando che si trattava di “un referendum costituzionale” su un terreno delicato come il rapporto tra politica e magistratura. Proprio questo elemento, a suo giudizio, avrebbe contribuito a spingere i cittadini alle urne.

De Sio insiste anche su un altro fattore decisivo, ossia il fatto di avere la percezione di una sfida aperta. In altre parole, gli elettori sono più inclini a partecipare quando il risultato non appare già scritto. “Sapere che l’esito non è scontato, che la competizione è aperta è un fattore che attira gli elettori”, afferma. Il confronto con le elezioni politiche del 2022, segnate da un vantaggio molto ampio del centrodestra nei sondaggi, serve proprio a chiarire questo punto. Allora molti elettori, scoraggiati da una gara percepita come chiusa in partenza, scelsero di restare a casa. In questo caso, invece, “la competizione era forte” e, aggiunge il professore, “questo, a mio parere, è stato il fattore poi che ha dato una grande spinta a questa affluenza alta”.

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Italia: NO alla riforma della giustizia

Telegiornale 23.03.2026, 20:00

Il peso del meridione nel voto

Se il quadro nazionale restituisce il segno di una partecipazione ritrovata, sul piano geografico il voto appare meno uniforme. E proprio qui, secondo il politologo, si apre una chiave di lettura politica particolarmente interessante. Il dato più immediato è quello di una partecipazione più bassa nel Mezzogiorno, ma le analisi dei flussi elettorali condotte dal Centro studi della Luiss mostrano un quadro più sfumato. “Al Sud c’è stata una partecipazione molto asimmetrica”, spiega. In sostanza, sarebbero andati a votare in misura significativa gli elettori dei partiti schierati per il no - “PD, Movimento Cinque Stelle, Alleanza Verdi Sinistra” - mentre a mancare sarebbero stati soprattutto gli elettori che alle ultime europee avevano scelto i partiti di centrodestra. Per lo studioso questo elemento non è casuale e segnala una frattura politica da osservare con attenzione. La minore mobilitazione del centrodestra meridionale verrebbe infatti letta come il riflesso di un rapporto problematico tra il governo e il Sud. Il professore richiama in particolare il tema del reddito di cittadinanza, che nel Mezzogiorno aveva avuto un peso rilevante, soprattutto dopo le difficoltà economiche degli ultimi anni. Quella misura, ricorda, “è stata abolita dall’attuale Governo che aveva promesso di sostituirla con misure di altrettanta copertura, che tuttavia non hanno la stessa copertura”. Se a questo si aggiunge, osserva, la sensazione che il Mezzogiorno non sia ai primi posti dell’agenda politica dell’esecutivo, il risultato è un messaggio che viene dalle urne.

“Questo, secondo noi, è un segnale politico secondario ma importante che viene da questo voto”. In altri termini, una parte dell’elettorato di centrodestra nel Sud non si sarebbe riconosciuta nella battaglia referendaria e, allo stesso tempo, non avrebbe percepito da parte del governo un’attenzione sufficiente ai propri problemi. Da qui la scelta di non mobilitarsi.

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Italia: il referendum sulla giustizia

Telegiornale 23.03.2026, 12:30

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