Rend è uno dei soprannomi del celebre poeta e mistico persiano Hafez, vissuto nel XIV secolo; ed anche il nome d’arte che un artista grafico iraniano contemporaneo ha scelto per proteggere la sua identità, in un periodo storico in cui il regime islamico degli Ayatollah si dimostra particolarmente feroce nei confronti dei propri oppositori interni.
Rend è nato a Teheran da una famiglia dell’alta borghesia intellettuale laica e ha studiato arte negli Stati Uniti.
Dipinge anche su tela ma la sua passione originaria, scoperta da adolescente, è quella dei graffiti. Si è formato dentro la scena underground iraniana che, all’inizio degli anni 2000, era particolarmente vivace, nonostante la repressione governativa.

Nella poesia persiana di Hafez (XIV secolo) il concetto di “rend” è associato a uno spirito libero, ironico, ribelle, fuori dagli schemi.
Ora vive a Istanbul ma rientra spesso a Teheran, dove ancora si trova la sua famiglia di origine. Dallo scoppio di questa nuova guerra, lanciata da Israele e dagli Stati Uniti contro Iran e Libano, i suoi genitori lo hanno raggiunto in Turchia per ragioni di sicurezza.

Sulla collina dove la metropolitana di Istanbul attraversa il Corno d'Oro, l'artista indossa la maschera per coprire la propria identità.
Lo abbiamo intervistato, coperto da una maschera per garantirgli l’anonimato.
Il suo punto di vista sulla complicata situazione politica iraniana e sui pesanti attacchi militari israelo-americani contro il suo Paese, consente di allargare l’orizzonte della polarizzazione tra fondamentalisti sciiti al potere e sostenitori della vecchia monarchia (appoggiata allora come ora dagli Stati Uniti d’America).
Una polarizzazione funzionale ad escludere dai giochi l’unico attore politico autorizzato a lottare per un cambio di regime in Iran, ovvero quella società civile di ragazze e ragazzi iraniani, che trova nel movimento Donna Vita Libertà la sua espressione più alta, e che, prima di questa inaccettabile e criminale aggressione militare, ha sacrificato numerose giovani vite per la libertà del suo popolo.

L’artista iraniano alle prese con il suo ultimo graffito.
Rend (che ha pure la cittadinanza americana) non risparmia critiche verso buona parte della diaspora iraniana che vorrebbe il ritorno in patria di Reza Pahlavi, il figlio dell’ultimo scià e ritiene inaccettabile il sostegno all’intervento degli Stati Uniti e del loro dissennato presidente che, in uno stato di costante deliro di onnipotenza, un giorno promette di riportare in Iran la grandezza del popolo persiano e, il giorno successivo, minaccia di rimandarlo indietro, a suon di bombe, all’età della pietra.

A Teheran i graffiti non sono solo arte ma anche messaggi in codice che sfidano la censura e le convenzioni.

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