Si è chiuso il 27 giugno in Vaticano il concistoro che per due giorni (dal 26) ha portato a Roma circa 180 cardinali da tutto il mondo con lo scopo - così ha spiegato direttamente Papa Leone XIV - di radunarsi attorno al Successore di Pietro per «aiutare il Papa a guidare la Chiesa». È, dunque, un vero e proprio organo consultivo, quello del concistoro, la cui modalità lavorativa non è stata tuttavia esente da critiche: troppo democratica per i conservatori, troppo poco inclusiva per chi ha una visione più aperta e sinodale.
Prima delle critiche, i contenuti
I temi all’ordine del giorno sono stati eterogenei, come variegata del resto è la vita della Chiesa cattolica nelle varie parti del mondo. Anzitutto, non è mancata una riflessione sui conflitti in corso, sia quelli più marcatamente sotto l’attenzione della comunità internazionale sia quelli dimenticati. È stato lo stesso Leone a tirare le fila dicendo che «diversi gruppi hanno sottolineato l’opportunità di proseguire l’approfondimento del tema della legittima difesa alla luce delle profonde trasformazioni intervenute nella natura dei conflitti contemporanei». E spiegando come «questa riflessione merita di essere ulteriormente sviluppata con il necessario rigore teologico e pastorale».
Leone ha anche parlato del conflitto in Iran, ribadendo il suo “no” alla dottrina della guerra giusta, invocata invece da alcuni settori del cattolicesimo degli Stati Uniti che sostengono l’interventismo dell’amministrazione Trump.
Quindi la constatazione che la guerra «non è soltanto un conflitto tra gli Stati» ma «nasce molto prima, da una cultura della potenza che attraversa il nostro modo di pensare, di vivere le relazioni, di esercitare il potere, di usare l’economia, la tecnologia e perfino la religione». «Se questa è la radice della crisi - ha proseguito -, la risposta domanda di ricostruire una cultura della cooperazione e del dialogo, capace di dare nuova forza anche al multilateralismo, perché i popoli imparino nuovamente a cercare insieme il bene comune dell’intera famiglia umana. In questo cammino il contributo dei fedeli laici impegnati nella vita pubblica è essenziale».
Altro tema fondamentale è stato la famiglia, che «là dove essa è sostenuta e accompagnata - ha detto Leone - cresce una scuola di relazioni, di solidarietà e di speranza». E quindi il tema dell’«insistenza sulla Dottrina sociale della Chiesa», affinché «diventi sempre più patrimonio vivo delle nostre comunità, criterio ordinario di formazione delle coscienze e di discernimento pastorale». E ancora un’altra convergenza sul bene comune, non semplice «obiettivo da perseguire» ma «realtà da riscoprire insieme».
Il concistoro non è un parlamento
Leone si è detto anche soddisfatto dei lavori stessi. Il concistoro, ha detto, non è un parlamento né «un congresso nel quale prevalgono opinioni o interessi, ma un’esperienza di comunione al servizio della missione». Le sue parole sono state lette come una risposta a chi ha criticato l’assise perché poco valorizzatrice delle tante voci presenti nella Chiesa, a cominciare dalle donne, e da chi invece l’ha criticata perché la suddivisione dei lavori per tavoli non avrebbe valorizzato la verticalità strutturale della Chiesa stessa. La suddivisione per tavoli riprende di fatto la divisione pensata da Francesco per i lavori del Sinodo dei vescovi, una suddivisione che significativamente Leone ha voluto confermare.

Vaticano, chiuso il concistoro dei cardinali
Telegiornale 08.01.2026, 20:00







